SUCRE

Wednesday, February 8, 6:15 am

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Scontri a Sucre

Mentre scrivo, dalla finestra del mio ufficio arriva l’odore dei gas lacrimogeni che la polizia sta lanciando un paio di isolati più in là!

Già da qualche settimana l’atmosfera era abbastanza calda per via di chi voleva sospendere il neo eletto sindaco della città, Jaime Barron, e chi difendeva lui e il proprio voto.  Secondo la legge municipale boliviana, qualsiasi governatore soggetto a processo giuridico è sospeso dalla carica fino alla conclusione e in base all’esito del processo.  Il neo-sindaco, leader del movimento di centro-destra “País”, facendo invece riferimento alla NCPE difende il suo diritto ad esercitare la sua funzione fintanto che la magistratura non lo giudichi colpevole per i reati che gli sono contestati: nepotismo e appropriazione indebita mentre era rettore dell’università sucrense.

La questione certamente è ben più ampia e affonda le sue radici nei fatti del 2008, quando la popolazione sucrense scese in piazza contro il MAS che aveva interferito nel processo della Constituyente per cancellare la proposta di Sucre come capitale della nazione, ma anche nella storica posizione conservatrice e derechista della città. Nelle ultime elezioni di aprile, mentre a livello regionale c’è stata una forte affermazione del MAS, partito al governo, nella città ha vinto il centro-destra rappresentato da Jaime Barron. Ovviamente questa contraddizione socio-politica non poteva non portare a reciproci tentativi di destabilizzazione che sono sfociati nei fatti che stanno occorrendo.

Oggi, mentre pranzavamo, abbiamo iniziato a udire spari. La curiosità è stata troppa e non sono riuscito a restare in casa. Armato di macchina fotografica sono andato verso il centro, da dove proveniva il trambusto. Stranamente vedevo il resto della gente andare non-curante. Anche ad un solo isolato dal centro, tutti andavano tranquilli, e la sola differenza rispetto ad un qualsiasi giorno settimanale era data dal fatto che si ponevano fazzoletti sul viso per difendersi dai gas lacrimogeni che il vento disperdeva per le strade del centro. Nei pressi della Piazza 25 Maggio, sede del governo municipale, si concentravano gli scontri: i manifestanti, tutti poco più di ragazzini, armati di pietre, bastoni, petardi cercavano di spingere in là la polizia e occupare il palazzo. La polizia, da parte sua, reggeva alle provocazioni per poi caricare e sparare lacrimogeni. Alla fine i manifestanti ce l’hanno fatta e sono arrivati all’obiettivo. Qualcuno mi ha mostrato un proiettile di gomma, accusando la polizia di averne fatto uso. Donne portavano secchi d’acqua per spegnere i lacrimogeni che continuavano ad arrivare e bottiglie di aceto per inzuppare le maschere e smorzare l’effetto del gas. Gli scontri non sono ancora terminati e il gas circola ancora fra le strade.

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