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Wednesday, February 8, 6:20 am

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En marcha!

Le lunghe vicissitudini che hanno caratterizzato questo nuovo anno accademico hanno ostacolato non poco il cammino del mio progetto (vedi articolo precedente), almeno per quel che riguarda la collaborazione con l’università, però ora possiamo finalmente dire che siamo “in marcia”: lunedì 16 maggio è ripreso ufficialmente il Corso di disegno di progetti sociali, con alcune significative modifiche rispetto allo scorso anno.

Innanzitutto per una questione di tempo e di difficoltà nell’associare teoria e pratica, si è deciso di eliminare la parte riguardante la valutazione dei progetti (l’anno scorso il corso era, appunto, in disegno e valutazione di progetti sociali). Soprattutto è stato per una questione di tempo, dovendo necessariamente terminare il corso prima della mia partenza in luglio. La decisione però è stata presa anche perché 9 mesi di corso erano risultati alquanto faticosi ed impegnativi per i ragazzi del precedente corso, quindi abbiamo deciso di ridurre a 3 mesi il corso, con 2 classi settimanali di 3 ore ognuna, e concentrarci soprattutto sulla fase del disegno del progetto.

La risposta degli studenti, in termini di numero d’iscritti, per tutta una serie di motivi non solo congiunturali, a dire il vero non è stata molto entusiasmante però siamo contenti di aver iniziato questa seconda versione. Gli iscritti attuali sono meno di 20, però l’obiettivo principale è un altro e qui sta la novità più sostanziosa.

Faccio una breve spiegazione, per chi non la conosce, sulla questione della sostenibilità nei progetti sociali. La sostenibilità è una caratteristica basilare in un progetto d’intervento sociale e può riguardare diversi aspetti (tecnici, amministrativi, sociali, ecc.), in essenza è la possibilità che i risultati positivi prodotti del progetto perdurino anche dopo la fine dell’intervento: nel nostro caso la sostenibilità riguarda la possiblità che l’intervento venga assunto dai beneficiari del progetto e possa andare avanti senza che ci sia ulteriore bisogno di aiuti esterni.

Perché era importante dare sostenibilità a questo intervento? L’esperienza di questo corso è d’indiscusso interesse non solo per il corso di laurea in Sociologia, ma anche per il territorio vista l’assenza di corsi simili nonostante l’alto numero di ONG o istituzioni che lavorano con questo tipo di metodologia (molto spesso con capacità tecniche davvero limitate). L’impatto a lunga durata, nel formare professionisti che maneggino questa metodologia, può senza dubbio migliorare la qualità e l’efficacia degli interventi atti a risolvere i tanti problemi sociali della regione. Quindi è, a mio parere, essenziale dare sostenibilità al corso, facendo in modo che lo stesso possa andare avanti anche dopo il mio rientro in Svizzera.

Grazie alla disponibilità del CEADL come della direzione del corso di laurea, siamo riusciti a mettere in piedi una modalità che miri più in là della formazione degli studenti e che possa permettere di formare dei docenti che riescano poi a proseguire col corso in futuro. Infatti in questi mesi il corso sarà gestito, con la mia presenza e coordinazione, da due dei migliori studenti dello scorso anno (che nel frattempo si sono laureati), con l’obiettivo che questi possano appropriarsi ora della didattica.

Fabiola e Victor, gli studenti scelti per questo progetto, verranno remunerati uno dal CEADL e l’altro dall’università, (quest’ultima coi proventi delle iscrizioni al corso), e potranno poi essere loro a seguire col progetto.

Per me questo è un piccolo successo, perché non è stato facile metterlo in piedi, però il merito va soprattutto alla lungimiranza sia dell’università che al CEADL.

Spero vivamente che, per Victor e Fabiola, sia solo l’inizio di un’esperienza importante e di successo.

 

La lezione del giorno

Pachamama - tratta da http://en.wikipedia.org/wiki/Pachamama

Pachamama - tratta da http://en.wikipedia.org/wiki/Pachamama

Recita una massima: “Che io abbia la forza per accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio per cambiare quelle che posso e soprattutto la saggezza per distinguere fra le due”1.

Questa è una delle lezioni che sto cercando di apprendere in questo, spesso, convulso contesto boliviano, dove a volte la realtà supera la fantasia, almeno quella di un comune europeo, e sopravalica le possibilità individuali di intervenire per cambiare un po’ le cose.

Da metà marzo dovevo iniziare con la seconda versione del “Corso di disegno e valutazione di progetti sociali”, presso il Corso di laurea in Sociologia (leggi qui per la precedente versione, per l’attuale vi rimando al prossimo articolo). La data era stata fissata in questo periodo perché l’inizio dell’anno accademico era previsto per metà febbraio e avevamo valutato che sarebbe stato meglio prendere un po’ di tempo per la necessaria pubblicità e le relative iscrizioni. Purtroppo il carnevale, caduto quest’anno a inizi marzo, ha “automaticamente” fatto slittare l’inizio delle lezioni a conclusione della festività. Automaticamente, perché i boliviani, noti “maniaci” del carnevale (tanto da subire, in passato, diverse invasioni straniere proprio in questo periodo), hanno automaticamente spostato la data al dopo, in quanto era inutile iniziare qualcosa per poi subito interromperla! Dopo il carnevale i vertici dell’università hanno iniziato un tira e molla al fine di destituire il coordinatore di sociologia, per cui le cose si sono bloccate per un’altro mese, prima che venisse nominato un nuovo coordinatore. Quindi è venuta la contestazione universitaria contro il Governo, che voleva centralizzarne la gestione a scapito dell’autonomia. Indi è entrata in sciopero la COB (Central Obrera Boliviana) che ha paralizzato per un paio di settimane tutta la nazione. Poi c’è stata la Pasqua. Nel frattempo, essendo stato tutto bloccato, ancora non si erano nominati e contratti i docenti. Fatto è che le lezioni, per lo meno a Sociologia, sono iniziate solo da 3 settimane!!

 

Spero possiate scusare il salsicciotto linguistico, ma faccio fatica a trovare una forma più agile per descrivere i tumultuosi fatti che si sono succeduti, e ancora più difficile da descrivere è forse il sentimento di impotenza che ho vissuto in questa lunga attesa, avendo anche un limite di tempo per terminare il corso stesso, dettato dalla data fissata per il nostro rientro definitivo in Svizzera a fine luglio!

Alla fine ho dovuto accettare che ci sono delle cose che non si possono cambiare facilmente, quindi era meglio assumere lo stoico e tipico atteggiamento boliviano e prendersela “con filosofia”, aspettando che gli eventi facessero il loro corso. I miei amici boliviani mi dicevano “no reniegas” (traducibile come non lamentarti) e mi ripetevano, per l’ennesima volta, che qui le cose vanno così è c’è poco da fare, solo accettarla come una delle tante cose che non si possono cambiare.

 

Alla fine ho seguito i loro consigli e ho imparato che qui spesso la realtà è un subbuglio e non si può far altro che accettare le cose così come stanno: rimandare per settimane un’attività per uno sciopero, fermarsi a metà strada in un viaggio per un blocco alla circolazione di qualche gruppo che rivendica qualcosa, restare senza farina per settimane perché si è rotto il camion del rifornitore o è franata la sola strada di collegamento, aspettare tre mesi prima che le contingenze permettano iniziare un corso all’università!

È la Bolivia e c’è poco da fare….o forse tanto!

 

Saludos

1 Sull’eventuale autore di questa massima, si trovano diverse e poco precise indicazioni nel Net (fate una ricerca in google), fatto è che ancora non sembra si sia chiarito il dilemma. Anche per quel che riguarda l’esatta dicitura le versioni sono diverse: alcune la riportano come una preghiera (es. Dio dammi….), altri la coniugano in prima o seconda persona: io preferisco quella in prima persona perché penso che coraggio, forza e saggezza siano essenzialmente qualità che bisogna sviluppare individualmente (e non possano essere regalate da terzi).

Abuela Grillo

In attesa di ripredere a scrivere con più regolarità, vi posto un corto animato prodotto da  The Animation Workshop di Viborg.

È molto bello ed invita ad una profonda e molto attuale riflessione sul tema della privatizzazione dell’acqua.

Frutto del lavoro di un equipe boliviana e di un finanziamento danese, prende spunto da un mito ayoreo adattato con riferimenti a fatti più attuali  (come la guerra dell’acqua).

L’acqua è un bene di tutti, cari amici italiani, ricordatevelo al referendum del 12 giugno: votate SI!

Saludos