Le lunghe vicissitudini che hanno caratterizzato questo nuovo anno accademico hanno ostacolato non poco il cammino del mio progetto (vedi articolo precedente), almeno per quel che riguarda la collaborazione con l’università, però ora possiamo finalmente dire che siamo “in marcia”: lunedì 16 maggio è ripreso ufficialmente il Corso di disegno di progetti sociali, con alcune significative modifiche rispetto allo scorso anno.
Innanzitutto per una questione di tempo e di difficoltà nell’associare teoria e pratica, si è deciso di eliminare la parte riguardante la valutazione dei progetti (l’anno scorso il corso era, appunto, in disegno e valutazione di progetti sociali). Soprattutto è stato per una questione di tempo, dovendo necessariamente terminare il corso prima della mia partenza in luglio. La decisione però è stata presa anche perché 9 mesi di corso erano risultati alquanto faticosi ed impegnativi per i ragazzi del precedente corso, quindi abbiamo deciso di ridurre a 3 mesi il corso, con 2 classi settimanali di 3 ore ognuna, e concentrarci soprattutto sulla fase del disegno del progetto.
La risposta degli studenti, in termini di numero d’iscritti, per tutta una serie di motivi non solo congiunturali, a dire il vero non è stata molto entusiasmante però siamo contenti di aver iniziato questa seconda versione. Gli iscritti attuali sono meno di 20, però l’obiettivo principale è un altro e qui sta la novità più sostanziosa.
Faccio una breve spiegazione, per chi non la conosce, sulla questione della sostenibilità nei progetti sociali. La sostenibilità è una caratteristica basilare in un progetto d’intervento sociale e può riguardare diversi aspetti (tecnici, amministrativi, sociali, ecc.), in essenza è la possibilità che i risultati positivi prodotti del progetto perdurino anche dopo la fine dell’intervento: nel nostro caso la sostenibilità riguarda la possiblità che l’intervento venga assunto dai beneficiari del progetto e possa andare avanti senza che ci sia ulteriore bisogno di aiuti esterni.
Perché era importante dare sostenibilità a questo intervento? L’esperienza di questo corso è d’indiscusso interesse non solo per il corso di laurea in Sociologia, ma anche per il territorio vista l’assenza di corsi simili nonostante l’alto numero di ONG o istituzioni che lavorano con questo tipo di metodologia (molto spesso con capacità tecniche davvero limitate). L’impatto a lunga durata, nel formare professionisti che maneggino questa metodologia, può senza dubbio migliorare la qualità e l’efficacia degli interventi atti a risolvere i tanti problemi sociali della regione. Quindi è, a mio parere, essenziale dare sostenibilità al corso, facendo in modo che lo stesso possa andare avanti anche dopo il mio rientro in Svizzera.
Grazie alla disponibilità del CEADL come della direzione del corso di laurea, siamo riusciti a mettere in piedi una modalità che miri più in là della formazione degli studenti e che possa permettere di formare dei docenti che riescano poi a proseguire col corso in futuro. Infatti in questi mesi il corso sarà gestito, con la mia presenza e coordinazione, da due dei migliori studenti dello scorso anno (che nel frattempo si sono laureati), con l’obiettivo che questi possano appropriarsi ora della didattica.
Fabiola e Victor, gli studenti scelti per questo progetto, verranno remunerati uno dal CEADL e l’altro dall’università, (quest’ultima coi proventi delle iscrizioni al corso), e potranno poi essere loro a seguire col progetto.
Per me questo è un piccolo successo, perché non è stato facile metterlo in piedi, però il merito va soprattutto alla lungimiranza sia dell’università che al CEADL.
Spero vivamente che, per Victor e Fabiola, sia solo l’inizio di un’esperienza importante e di successo.
