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Wednesday, February 8, 6:10 am

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Nessuna notizia dall’Islanda?


NESSUNA NOTIZIA DALL’ISLANDA?

STORIE DI ORDINARIA RIVOLUZIONE…
(Articolo di Marco Pala, tratto da Marcpoling.blogspot.com )

(Articolo aggiornato al 07.07.11, N.d.E.) Qualcuno crede ancora che non vi sia censura al giorno d’oggi? Allora perchè, se da un lato siamo stati informati su tutto quello che sta succedendo in Egitto, dall’altro i mass-media non hanno sprecato una sola parola su ciò che sta accadendo in Islanda?
Il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completosono state nazionalizzate le principali banche commerciali; i cittadini hanno deciso all’unanimità di dichiarare l’insolvenza del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran Bretagna e con l’Olanda, forti dell’inadeguatezza della loro politica finanziaria; infine, è stata creata un’assemblea popolare per riscrivere l’intera Costituzione. Il tutto in maniera pacifica. Una vera e propria Rivoluzione contro il potere che aveva condotto l’Islanda verso il recente collasso economico.

Sicuramente vi starete chiedendo perchè questi eventi non siano stati resi pubblici durante gli ultimi due anni. La risposta ci conduce verso un’altra domanda, ancora più mortificante: cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio dai “concittadini” islandesi?

Ecco brevemente la cronologia dei fatti:

  • 2008 - A Settembre viene nazionalizzata la più importante banca dell’Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta [1].
  • 2009 - A Gennaio le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde [2] e di tutto il Governo – la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin) – costringendo il Paese alle elezioni anticipate[3]. La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 MILIARDI di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5% [4].
  • 2010 - I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento sopracitato [5] [6].
  • 2011 - A Febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare [7]. Le votazioni si tengono ad Aprile ed i NO alle condizioni di pagamento del debito vincono con quasi il 60% dei voti (nel referendum precedente, a Marzo 2010, i NO alla “proposta di rientro” del governo britannico furono il 93%!) [8]. Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo [9] [10]. L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l’Islanda [11]. In questo contesto di crisi, viene eletta un’Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca l’attuale Costituzione (basata sul modello di quella Danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al Popolo Sovrano: vengono eletti legalmente 25 cittadini, liberi da affiliazione politica, tra i 522 che si sono presentati alle votazioni [12]. Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essereliberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. La nuova Assemblea Costituzionale inizia il suo lavoro in Febbraio e presenta un progetto chiamatoMagna Carta [13] nel quale confluiscono la maggiorparte delle “linee guida” prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese e nei principali social networks [14]. La Magna Carta dovrà essere sottoposta all’approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative che si terranno.
Questa è stata, in sintesi, la breve storia della Ri-evoluzione democratica islandese.
Abbiamo forse sentito parlare di tutto ciò nei mezzi di comunicazione europei?
Abbiamo ricevuto un qualsiasi commento su questi avvenimenti nei noiosissimi salotti politici televisivi o nelle tribune elettorali radiofoniche?
Abbiamo visto nella nostra beneamata Televisione anche un solo fotogramma che raccontasse qualcuno di questi momenti?
SINCERAMENTE NO.
I cittadini islandesi sono riusciti a dare una lezione di Democrazia Diretta e di Sovranità Popolare e Monetaria a tutta l’Europa, opponendosi pacificamente al Sistema ed esaltando il potere della cittadinanza di fronte agli occhi indifferenti del mondo.
Siamo davvero sicuri che non ci sia “censura” o manipolazione nei mass-media?

Il minimo che possiamo fare è prendere coscienza di questa romantica storia di piazza e farla diventare leggenda, divulgandola tra i nostri contatti. Per farlo possiamo usare i mezzi che più ci aggradano: i “nostalgici” potranno usare il telefono, gli “appassionati” potranno parlarne davanti a una birra al Bar dello Sport o subito dopo un caffè al Corso. I più “tecnologicamente avanzati” potranno fare un copia/incolla e spammare questo racconto via e-mail oppure, con un semplice click sui pulsanti di condivisione dei Social Network in fondo all’articolo, lanciare una salvifica catena di Sant’Antonio suFacebook, Twitter, Digg o GoogleBuzz. I “guru del web” si sentiranno il dovere di riportare, a modo loro, questa fantastica lezione di civiltà, montando un video suYouTubepostando un articolo ad effetto sui loro blog personali o iniziando un nuovothread nei loro forum preferiti.

L’importante è che, finalmente, abbiamo la possibilità di bypassare la manipolazione mediatica dell’informazione ed abbattere così il castello di carte di questa politica bipartitica, sempre più servile agli interessi economici delle banche d’affari e delle corporazioni multinazionali e sempre più lontana dal nostro Bene Comune.
In fede,

il cittadino sovrano Marco Pala
(alias “marcpoling”)

«Qui da Madrid è tutto, a voi studio
Note:
[1] BBC.co.uk - Iceland nationalises Glitnir bank, Settembre 2008. (ARTICOLO)
[2] BBC.co.uk - Crisis claims Icelandic cabinet, Gennaio 2009. (ARTICOLO)
[3] BBC.co.uk - Iceland announces early election, Gennaio 2009. (ARTICOLO)
[4] BBC.co.uk - Iceland approves new Icesave deal, Dicembre 2009. (ARTICOLO)
[5] Guardian.co.uk - Iceland’s bizarre Icesave referendum, Marzo 2010. (ARTICOLO)
[6] IceNews.is - Fresh wave of protests outside Icelandic parliament, Ottobre 2010. (ARTICOLO)
[7] BBC.co.uk - Iceland president calls referendum on new Icesave deal, Febbraio 2011. (ARTICOLO)
[8] en.Wikipedia - Icelandic loan guarantees referendum, Aprile 2011. (WIKI)
[9] BBC.co.uk - Landsbanki executives arrested in Iceland, Gennaio 2011. (ARTICOLO)
[10] BBC.co.uk - Robert and Vincent Tchenguiz arrested in Iceland probe, Marzo 2011. (ARTICOLO)
[11] TheTelegraph.co.uk - Interpol hunts former Kaupthing chief Sigurdur Einarsson, Luglio 2011. (ARTICOLO)
[12] TheGlobalJournal.net - Iceland Struggles for a New Constitution, Maggio 2011. (ARTICOLO)
[13] BestInGovernment.eu - Is the Icelandic citizen’s revolution an example to follow?, Maggio 2011. (ARTICOLO)
[14] TheGuardian.co.uk - Mob rule: Iceland crowdsources its next constitution, Giugno 2011. (ARTICOLO)

Leggi anche:

 

Buen Vivir: un libro che merita.

Giuseppe De Marzo è economista, giornalista, attivista, scrittore oltre che essere uno dei fondatori dell’organizzazione “A Sud”.

 

Le mie coordinatrici boliviane mi hanno regalato il suo ultimo lavoro: “Buen Vivir. Per una nuova democrazia della terra”.

 

Già prima di aprire il pacco regalo, mi sono accorto che era un libro, e ho sussurato a Sara: “Spero che non sia un libro sul Buen Vivir!!!!”; ed invece si, ancora un altro! Poi ho visto che l’autore era un italiano e che la postfazione era di Gianni Minà e mi sono deciso a leggerlo.

 

Ho trovato questo lavoro davvero molto interessante in quanto non è semplicemente un libro su questa nuova-vecchia filosofia andina che spesso viene manipolata ed usata per scopi populistici e politici.

De Marzo parte da alcune domande profonde e quanto mai attuali, per dimostrare coi fatti l’impraticabilità del modello superproduttivo e iper-consumista dettato dal capitalismo globalizzato e fagocitante, per arrivare a sostenere positivamente i nuovi modelli politici di democratica-participativa promossi dalle culture andine, come anche da alcuni movimenti europei.

 

Le domande sono semplici: esiste un’alternativa al modello capitalista? è realizzabile migliorare la vita di miliardi di persone tenute ai margini? si può coniugare l’economia con la difesa dell’ambiente? è possibile sperimentare un nuovo patto sociale e ripensare le forme della rappresentanza?

Il cammino da cui inizia è l’analisi  dei meccanismi di accumulazione del capitale e di creazione del plusvalore del sistema capitalista nel mondo d’oggi, per dimostrare praticamente l’insostenibilità di questo modello che per raggiungere questi obiettivi deve fare incetta di capitale umano e non può evitare di saccheggiare in nostro ormai fragile ecosistema.

La soluzione a questa situazione che ci sta portando su una strada senza ritorno (pensiamo solo al cambio climatico), lui la trova nella filosofia e nei modelli di funzionamento promossi da movimenti e comunità che ancora riescono a vivere una relazione diretta e profonda con il proprio territorio: le comunità andine, altri movimenti dell’America-Latina, ma anche movimenti italiani come i No-TAV, le associazioni per la salvaguardia del territorio, ecc. Questi movimenti, a suo parere, mostrano la volontà di non svendere le risorse ed i diritti della natura all’accumulazione del capitale (pensiamo all’ultimo referendum contro la privatizzazione dell’acqua), ed il loro funzionamento si basa su modelli di partecipazione equa ed orizzontale fra i loro membri, facendosi in questo modo anche portatori di un sistema politico “altro” e più rispettoso delle individualità, della comunità e delle risorse. È interessante vedere alcuni parallelismi fra movimenti “tutt’italiani” e quelle che sono le millenarie culture boliviane o ecuadoriane.

 

Penso che sia un libro davvero interessante e che possa farci capire che un altro percorso è possibile.

Del resto abbiamo solo questo pianeta e se tutti i cittadini del mondo volessero vivere “all’europea” non ci sarebbero né risorse né spazio per tutti!

 

Buona lettura e saludos

 

La Bolivia si apre ai transgenici?

tratta da www.larazon.com

tratta da www.larazon.com

Fa riflettere la notizia che circola in questi giorni sulla probabile apertura alle coltivazioni transgeniche qui in Bolivia.

Sembra alquanto contraddittorio, se non paradossale, che nella nazione che sta facendo della difesa dei diritti della Madre Terra la sua bandiera, i movimenti sociali (e il governo) possano approvare una misura tanto in controtendenza con quanto predicano.

Purtroppo sembra che sia il governo, che si è pronunciato attraverso il suo ministro dell’autonomia, sia i diversi movimenti sociali che lo appoggiano e riuniti nell’Assemblea Legislativa stiano valutando l’approvazione della cosiddetta “Legge della rivoluzione produttiva agricola e dell’allevamento” che permetterà di  coltivare i campi boliviani con maiz prodotto attraverso semi geneticamente manipolati.

L’articolo 255 della Nueva Costituzione dello Stato Plurinazionale di Bolivia vieta la produzione, l’importazione e la commercializzazione di organismi geneticamente modificati e/o elementi tossici che danneggino la salute e l’ambiente. Oltretutto nel dicembre dello scorso anno si approvò una legge che sancisce i diritti della Pachamama, la Madre Terra, considerandola come sacra e dandole statuto di cittadinanza alla pari di qualsiasi altra persona. Senza dimenticare gli interessi commerciali e le politiche delle multinazionali del transgenico a cui il governo si è sempre opposto.

Non possiamo quindi che restare increduli di fronte a questa notizia e sperare nella lungimiranza del governo e dell’Assemblea Legislativa.

Nel frattempo vi allego una lettera aperta inviata al Presidente Evo Morales da parte di diverse organizzazioni latinoamericane e non. Purtroppo la lettera è in spagnolo.

Carta abierta al Presidente Evo Morales sobre la apertura a los transgénicos en Bolivia

Nos dirigimos a Ud. con honda preocupación por la posible apertura de su país a los cultivos transgénicos y por tanto, a la gravísima dependencia de las transnacionales que los controlan.

Los movimientos sociales en su país han alertado de la próxima consideración en la Asamblea Legislativa de la llamada “Ley de Revolución Productiva Comunitaria Agropecuaria”. Hemos visto con alarma las recientes declaraciones del Ministro de Autonomías, Carlos Romero Bonifaz, a favor de dicha apertura y el entusiasmo que los sectores agroindustriales ligados a intereses transnacionales manifiestan abiertamente por estos hechos.

No entendemos esta medida, que aparece como algo profundamente contradictorio, ya que Ud. mismo ha manifestado repetidas veces su crítica a estos cultivos y ese es el espíritu de la nueva constitución. En una coyuntura mundial, en su país y todos nuestros países, donde las transnacionales avanzan para apoderarse de todas las fuentes de la soberanía alimentaria, esta sería una medida suicida para el Estado Plurinacional de Bolivia, y un golpe para todos y todas los que creemos que es posible transitar un camino nuevo y justo con la gente y la Madre Tierra.

Los organismos transgénicos tienen fuertes impactos a la salud y al medioambiente, pero sobre todo, son la forma que han encontrado las multinacionales de los agronegocios para impedir los derechos de los campesinos e indígenas a sus semillas y apropiarse de las bases del sustento de todos.

Al contrario de la propaganda de las multinacionales, los transgénicos producen menos que los cultivos híbridos convencionales por unidad de área, y también menos alimento que los sistemas campesinos biodiversos. Este dato de menores rendimientos ha sido demostrado por la Union of Concerned Scientists (Unión de Científicos Preocupados) de Estados Unidos, basados en el análisis de las cifras estadísticas oficiales de 13 años de comercialización y 20 de experimentación, de soya y maíz transgénico en Estados Unidos. (1) Ese país fue y sigue siendo el principal productor mundial de transgénicos, por lo que son cifras más reveladoras que cualquier otro estudio que presenten las empresas.

La única razón por la que los agricultores estadounidenses siguen plantando transgénicos, es que ya no tienen otra opción, porque las mismas seis transnacionales que controlan los transgénicos son también las que venden las semillas convencionales y ya no ponen otras en los mercados. Esto podría suceder en Bolivia.

Sobre los impactos a la salud, la Asociación Americana de Medicina Ambiental, luego de haber revisado numerosos estudios científicos, emitió en 2009 una posición llamando “por la salud y la seguridad de los consumidores” a establecer urgentemente una “moratoria a los alimentos genéticamente modificados y la implementación inmediata de pruebas independientes y de largo plazo sobre su seguridad”.

Entre los efectos negativos en que dicha asociación médica basa su posición pública, comprobados a partir de decenas de estudios en animales, mencionan “riesgos serios”, como infertilidad, desregulación inmune, envejecimiento acelerado, desregulación de genes asociados con síntesis de colesterol y regulación de insulina, cambios en el hígado, riñones, bazo y sistema gastrointestinal. Citan entre otros, un estudio del 2008 con ratones alimentados con maíz transgénico Bt de Monsanto, que vincula el consumo de maíz transgénico con infertilidad y disminución de peso en animales, además de mostrar la alteración de expresión de 400 genes. (2)

Usted, como primer Presidente indígena del Estado Plurinacional de Bolivia, y las potencialidades que su gobierno abrió, han sido una esperanza para las organizaciones de la sociedad civil y los movimientos sociales de la región y del mundo, para promover una gestión distinta de las que nos somete el poder de las transnacionales y el capital. Sin embargo, los transgénicos son una garantía de que esos poderes avanzarán en Bolivia, en contra de las economías campesinas, de la salud de toda la población y del Vivir Bien, al que ustedes nos han convocado.

Bolivia aprobó en enero del 2009 la nueva Constitución Política del Estado Plurinacional que en su Artículo 255 determina que las relaciones internacionales y la negociación, suscripción y ratificación de tratados internacionales se regirán por el principio de “prohibición de importación, producción y comercialización de organismos genéticamente modificados y elementos tóxicos que dañen la salud y el medio ambiente”, velando por la seguridad y soberanía alimentaria de toda la población.

Sabemos que el Art. 409 de la Constitución señala que la producción, importación y comercialización de transgénicos será regulada por ley. Entendimos por sus declaraciones que esto se aplicaría a la soya transgénica aprobada el 2005, antes de que usted asuma como Presidente y que usted manifestó el compromiso con las organizaciones sociales, de revertir esta injusta situación, recuperando el verdadero espíritu de la Asamblea Constituyente, que fue el rechazo a los transgénicos.

Bolivia es un ejemplo mundial de biodiversidad agrícola y cultural y es centro de origen y diversidad de muchos cultivos que han sido –y siguen siendo– sustento de las civilizaciones, culturas y pueblos sudamericanos y del mundo, legando a la alimentación de la humanidad entre muchos otros, la papa, quinua, frejol, ajíes, pimientos, maníes y una gran diversidad de maíces y raíces. Son riquezas que hasta el día de hoy son manejadas por las campesinas y campesinos bolivianos, que continúan aportando a la soberanía alimentaria de su pueblo y del mundo. Los transgénicos atentan contra esta riqueza que es esencial para enfrentar la crisis alimentaria y climática del planeta.

Nos alarma y sorprende que este proyecto de ley denominado “Revolución Productiva Comunitaria Agropecuaria” abra entonces las puertas del país a los transgénicos, pese a que entendemos que ha sido cuestionado por muchas de sus propias organizaciones sociales, de campesinos e indígenas. Esta apertura conllevará seguramente la contaminación transgénica de las variedades campesinas de maíz, del que Bolivia es centro de diversidad y es uno de los principales alimentos campesinos e indígenas.

También es enormemente preocupante la posibilidad de que éste sea el marco para introducir otros transgénicos, como caña de azúcar, que acelere la plantación industrial de agrocombustibles en la Amazonía andina, con graves consecuencias sociales y ambientales. En ambos casos, se trata de serias amenazas a la soberanía alimentaria.

Entendemos que su país y su pueblo tienen muchas necesidades, y seguramente una de ellas es disponer de más alimentos y fibras. Sabemos también que las organizaciones de campesinos e indígenas de su país tienen muchas propuestas y opciones sin transgénicos, que si son atendidas y apoyadas, generarán mucho mejores, más sanos y más justos resultados, afirmando un ejemplo para el mundo, como un camino propio de bienestar, que respeta a los pueblos, a la Madre Tierra, y que no depende de las transnacionales.

Confiamos en que su gobierno reflexione y corrija estos errores, por la soberanía alimentaria y el cuidado y la defensa de la Madre Tierra.

Quedamos a su disposición por cualquier información adicional que requiera.

Notas:

1. Failure to Yield, Evaluating the Performance of Genetically Engineered Crops, Union for Concerned Scientists, March 2009, Estados Unidos, http://www.ucsusa.org/food_and_agriculture/science_and_impacts/science/failure-to-yield.html

2. American Academy of Environmental Medicine, Position on Genetically Modified Foods, http://www.aaemonline.org/gmopost.html . Versión en castellano: http://www.biodiversidadla.org/Principal/Contenido/Noticias/Alimentos_geneticamente_modificados

Firman:

Alianza por la Biodiversidad en América Latina

Acción por la Biodiversidad, Argentina

Acción Ecológica, Ecuador

Centro Ecológico, Brasil

Grain, internacional

Grupo ETC, internacional

Grupo Semillas, Colombia

Red de coordinación en Biodiversidad, Costa Rica

REDES-AT, Uruguay

Foro Boliviano sobre Medioambiente y Desarrollo (FOBOMADE) Bolivia

Adolfo Perez Esquivel

Maristella Svampa

Elizabeth Bravo, COORDINADORA RED POR UNA AMÉRICA LATINA LIBRE DE TRANSGÉNICOS – RALLT

Chee Yoke Ling, Director Third World Network

Nathalia Bonilla Cueva, INSTITUTO DE ESTUDIOS ECOLOGISTAS DEL TERCER MUNDO, Quito-Ecuador

Claudio Calapucha, KICHWA DE LA AMAZONIA ECUATORIANA

Helga Corvers, Ciudadana belga, preocupada por la Soberanía Alimentaria de todos los pueblos

JuanMa González y María Carrascosa, RED DE SEMILLAS “RESEMBRANDO E INTERCAMBIANDO” Sevilla – España

François Diaz Maurin, Universitat Autónoma de Barcelona

Diocles Antonio Zambrano, DEFENSOR DE DERECHOS HUMANOS OFICINA DE DERECHO AMBIENTAL ORELLANA – ECUADOR

Octavio Sanchez Escoto, Coordinador nacional Asociacion Nacional de Fomento a la Agricultura Ecológica ANAFAE HONDURAS

Roberto Gortaire A., REPRESENTANTE DE LOS Y LAS CONSUMIDORES CONFERENCIA PLURINACIONAL E INTERCULTURAL DE SOBERANÍA ALIMENTARIA DEL ECUADOR

Liliane Spendeler, Directora ambiental AMIGOS DE LA TIERRA ESPAÑA

Ana Rodriguez de la Iglesia, Presidenta de la asociación: RED DE SEMILLAS DE CANTABRIA

Carlos A. Vicente, Acción por la Biodiversidad Buenos Aires – Argentina

Adolfo Maldonado, Representante Legal Clínica Ambiental Proyecto de Reparación Socioambiental Ecuador

Gabriel Soler, Cátedra Libre de Soberanía Alimentaria de la UNLP-Universidad Nacional de La Plata-Argentina

Blanca Rodríguez Ruiz, Profesora de Derecho Constitucional de la Universidad de Sevilla. Socia de Greenpeace España

Sebastián Cerrejón Pérez, Facultad de Derecho. Sección de Informática

Antonio Viñas, Educador. Universidad Rural Paulo Freire Serranía de Ronda. España

Judith Aisa Garbayo, Tècnic de Promoció, A.E. i D.R. Consell Insular de Menorca Economia i Medi Ambient

Million Belay, Director MELCA – Ethiopia Board executive, the African Biodiversity Network

Addis Ababa, Ethiopia

Marta Barreira Sevillano, ONGD Centro de Iniciativas para la Cooperación – Batá Area de Cooperación Internacional al Desarrollo

Laura Calvet Mir, Investigadora y PhD candidata Instituto de Ciencia y Tecnologia Ambiental Universidad Autónoma de Barcelona

Beatriz Ermelinda Weimann, “Asamblea de Vecinos Autoconvocados de Siera de la Ventana” Buenos Aires – Argentina

Centro Ecologista Renacer, Villa Constitución- Santa Fe

CONAMURI Montevideo Nº 1420 e/ Milano y Sicilia Asunción – Paraguay

M. Isabel Loza Rivera, Herbario Nacional de Bolivia

John Cunnington, Director and Senior Consultant – Development Alternatives

Sintija Graudina-Bombiza, Friends of the Earth Latvia

Mauricio García Alvarez, Coordinador Semillas de Identidad Colombia

Maximilien Guêze, PhD candidate ICTA – Universidad Autónoma de Barcelona

Marie-Pierre Smets, UNV- Asociada de programa ONU Mujeres

Serapio Laje Liberio, Miembro de La Red de Ecologistas Populares

Anahit Aharonian, Ingeniera Agrónoma – Uruguay

Ana Abascal Ortega

Carlos A. Vicente, Responsable de información para América Latina – GRAIN Salta – Argentina

Marcos Paz, GRAIN Buenos Aires

Plataforma Andalucía Libre de Transgénicos – PALT Guadalupe Rivadeneira N., CONSORCIO COMUNITARIO DE JUNTAS DE AGUA PROVINCIA DE SANTA ELENA-ECUADOR

Karen W. Rothschild, Union paysanne, Québec, Canadá

Vicente Álvarez Orozco, Delegado para América del Sur Centro de Iniciativas de Cooperación BATÁ

Iván Fernández Castillo, Articulador Municipal UC -CNAPE La Paz – Bolivia

Alexandra Almeida, Acción Ecológica Ecuador

Alberto Barandiarán, Consultor e Investigador en Políticas y Legislación Ambiental y Social Lima, Perú

Fernanda Olmedo

Stefano Battain, Country Representative CVM/APA Tanzania

Marco Antonio Velázquez Navarrete, Secretario Técnico Red Mexicana de Acción frente al Libre Comercio – RMALC

Godard Colonia Guadalupe Victoria

Linda Incardine USA

ÁngelIbarra, Carolina Amaya, UnidadEcológicaSalvadoreña, El Salvador

Jeanneth Villarroel H, Quito-Ecuador Proyecto Municipio Sostenible

Julio Cabezas Giménez, Productor de la Cooperativa Zapallo Verde

Wilmer Romero, Guayaquil – Ecuador

Gabriela Ruales y Pascale Laso, Ecuador

Cruz Félez García, España.

Pablo Cardoso, Artista plástico

Laura García Varela, Alvaro Barros, Eliana S. González, Inmaculada Jimenez Morell, Alejo Montoya Saab

Ana Lucía Bravo, Quito-Ecuador

Fernanda Jara. C., Berta Iglesias Varela, Mauro Fernández, Aruna Rodrigues

JeannethVillarroel H, Quito-Ecuador Proyecto Municipio Sostenible

Jorge Vannoni, CIPOLLETTI-ARGENTINA

Jose Ramón Alonso Gutiérrez, Bilbao, País Vasco, Estado Español

Sunray Harvesters, M.P. India

Nick Meyer, Nohelia Jimenez

Luiz Claudio Pupe de Miranda. Brasil Rai

Jonathan Matthews Norwich

Akiko Frid Kvarngatan 8, Sweden

Aruna Rodrigues, Sunray Harvesters, Bungalow 69

Mhow – 453441 M.P. India

Verenice Benitez, Dr P J Romilly

Andrea Eguren Abascal

Marisa Bilder, Argentina

Dra. Chellis Glendinning, Calle Ecuador 342 Cochabamba

Justina Pinkeviciute, COLOMBIA

Karangathi Njoroge Molo, Kenya

MARIA ALEJANDRA AMAYA VILLAMIZAR, Colombia.

Len Aldis, Belém do Pará – Brasil

Eduardo Aguero Coto, Asociacio Ecologia Social AESO COSTA RICA.

Declan Doyle, Dublin, Ireland

Luis Gonzalez, Barcelona España

João Paulo Forte, Geógrafo Físico, Physical Geographer, MSc

Daniel Young, Uruguay

Marta M. Mejía Castañer, San Juan, Puerto Rico

Rocio Bastidas, Ecuador

Tessa Burrington, UK

Amanda Weaver, Alcoa, TN, USA

Anthony Jackson, Scotland

José María De la Paz Calatrava, Córdoba (España)

Octávio Lima, Portugal

María José Valenzuela y Erika Loritz, Argentina

Claudio Cattaneo, Doctor en Ciencias Ambientales

Melissa Moreano, Fundación Numashir, Ecuador

Jose Luis García Garzón, Alba Olivares, Medrano Seferino Niola Peña, Gentiana Susaj, Maria Eugenia Reyes Zambrano

Miki Rodriguez García, Jefferson Mecham, Paolo Cocito, Marianina Athiel, Santiago Gonzaga, Bruno Castro, Raquel Robla Carretero, Maria Julia Jimenez, Galo Acebes

Vicente Martínez, Quito, Ecuador

Lic. María Florencia Gentil, Juan Martín Ramirez, Sabrina Candepay, Fenando José Llobel Bisbal, Fausto G. Guzmán, Alessandro Meluni, Aranzazu García Borrego, Nela Taborga

Oriana Rainho Brasil, Armindo Silveira, Graham Lingley, Sarah Foley

Elvira Gutierrez, Laurent Badji, Cristina Rodriguez, Pau Serrano, Michael Ekaette, Ken Taylor, Natashia Moraes Barbosa, Andy Thewoodwright, Pablo Campaña, Javier Valda, Claudio Vizia, María José Bazán Estrada, Steve Lanini,

Alex Santausana, Liesha Hanekroot, Shady Heredia, Dianne James, kaori Nakatani, INYAKU Tomoya, Oscar Anaya, Angel M. Legasa, Antonia Uchoa, Carlos Monge, Paula Castello.

Laura Morales, Madeleine Love Member of MADGE Australia

Anna Gomar, Patricia Dale London, UK.

Eduardo Aguilera, María Cecilia Fernández

Penn Vallsy, California, USA

Jane Atchison, Coordinadora Estatal de Solidaridad con Cuba-Madrid

M-P Baudin-Maurin, Gloria Pérez

Doug Foreman, Austin, Texas

Clara Vallejos, Mo Moshiri, Claudi Milan, Kevin Coleman, Christian J. Salmon, Margaret Cross, Caryn L. Cowin

Myriam Ermonval, Paris – France

Chris Keefe, Outreach Coordinator, Non-GMO Project

Frederic Jacquemart, Martha Mertens, Germany

Thomas Curran, Douglas Duetting, Hollanda

Simgton Lay, Pamela Drew, Rachel Gertrude Johnson, Paula D. Brennecke, Bonham, TX, USA

Glenn Ashton, Secretary SAFEAGE South Africa

Aruna Rodrigues, Sunray Harvesters, M.P. India

Siti Maimunah, Jakarta, Indonesia

MichaelFarrelly, ProgrammeOfficer – Climate Change and Gender Tanzania Organic Agriculture Movement

Anthony Jackson

Richard Fairbanks Teri