La speranza è l’ultima a morire.
Esclusa un’occasionale pioggierellina in un giorno di luglio, a Sucre sono piú di quattro mesi che non piove. La forte siccità, un fenomeno che nella regione è aumentato per gli effetti del cambio climatico secondo le testimonianze e gli studi condotti, è un problema che in questo periodo dell’anno affligge diverse parti della Bolivia. La mancanza di acqua piovana, oltre a far diminuire il volume d’acqua destinato all’uso casalingo, facilita la concentrazione di polveri sottili nelle trafficate strade cittadine. Le misurazioni la settimana scorsa hanno rilevato concentrazioni fra 382 e 421 µ/m³, su un limite massimo di 260 (in Ticino i limiti sono fissati a 50 µg/m³!!!). Potete immaginare, quindi, la qualità dell’aria che in questi giorni stiamo respirando in città.
Purtroppo, un altro problema derivato dalla siccità è la mancaza di una “naturale” pulizia delle strade. È da dire che nelle strade dell’affollato centro, i numerosi “campesinos” (contadini) un po’ per i loro costumi, un po’ per la mancanza di bagni publici, sono abituati a fare i loro bisogni lungo le pareti o nei tombini. Purtroppo non ci sono politiche municipali atte ad incrementare il numero di bagni pubblici e quei pochi che ci sono si fanno pagare 50 centesemi o un boliviano per il loro utilizzo: una vera rapina viste le pietose condizioni igieniche e una cifra piuttosto alta per chi vive con 400-500 boliviani al mese ed è abituato a soddisfare i suoi bisogni all’aria aperta!!
E parlando di inquinamento non si può trascurare l’inquinamento acustico. In un post precedente già avevo menzionato l’assoluta indisciplina sonora (e non solo) degli autisti sucrensi, quindi non voglio soffermarmi più di tanto. Voglio invece citare uno studio condotto l’anno scorso sull’inquinamento acustico da traffico nella città, che ha evidenziato in città vi è una media (e sottolineo “media”) di 68 db, ben superiore ai 60 db stabiliti dalla Organizzazione mondiale della Sanità ma che rientra nei limiti previsti dalla legge boliviana: 68 db appunto. Ora che i boliviani siamo abituati a certi livelli lo constato quotidianamente dal volume degli stereo dei venditori di cd che affollano la strada del mio ufficio, ma purtroppo il piacere non è lo stesso per chi era abituato al senso civico e alle leggi delle nostre latitudini (e oltretutto viveva in campagna per fuggire i rumori della città!!). Però non si può trascurare certo il fatto, come la stessa OMS dice, che esponersi a lungo ai 70 db provoca seri danni all’udito e che livelli superiori ai 50 db determinano disturbi del sonno.
Quindi questa è la situazione che stiamo quotidianamente vivendo o, è il caso di dirlo, sopportando. Non vi stupirà che, dopo un mese passato in Europa, tutto questo possa leggermente stressarmi, ma cerco comunque di viverlo con ironia….e magari fra poco inizierò anch’io a fare la pipì per strada!
Ma, forse, qualcuno sensibile a queste problematiche esiste anche fra i boliviani. Un gruppo di studenti del mio corso in disegno di progetti per il sociale sta appunto facendo una ricerca sulla spazzatura presente nelle strade della città per cercare di sviluppare un progetto di sensibilizzazione (da qualche parte bisogna pur iniziare). Spero davvero che con questi ragazzi abbiamo potuto costruire delle competenze e che questa idea possa sfociare in un buon progetto e rinforzare sensibilità ambientali della gente di questa che è ancora definita come “città bianca”: la speranza è l’ultima a morire, soprattutto per un volontario!!!