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Wednesday, February 8, 6:41 am

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La cumbre e i polli

Dal 19 al 22 aprile si è tenuta a Cochabamba, in Bolivia, il primo incontro (cumbre) dei popoli per il cambio climatico. Ovviamente in Europa ha fatto più notizia, e nemmeno tanto, la gaffe del presidente Evo Morales che non l’incontro in sé. Dalle poche verifiche che ho potuto fare, la copertura mediatica di questo evento, unico finora, è stata quasi uguale a zero, almeno se parliamo dei media ufficiali e non di quelli alternativi.

L’idea di questo evento  era stata lanciata nell’ultimo, disastroso, incontro tenutosi in dicembre a Copenaghen, dallo stesso presidente Morales. La motivazione, senz’altro sensata e comunque “rivoluzionaria”, era che non si poteva decidere delle sorti ambientali del pianeta solo fra potenti, ma che bisognava chiedere il parere alla popolazione mondiale tutta, attraverso un referendum. La popolazione, per Morales, sono soprattutto i popoli originari, gli indigeni che ancora conservano un stretto e sofferto rapporto con la terra, quindi testimoni eccellenti delle conseguenze che la Pachamama (Madre Terra) sta pagando per le conseguenze del cambio climatico. Secondo la dottrina Morales, ma di certo non solo sua, la causa dell’accelerazione del riscaldamento del pianeta sta soprattutto nello scellerato sistema di sfruttamento delle risorse naturali e nello stile di vita iper-consumista, entrambi figli del capitalismo. Chiaro che, con un’accusa del genere, non ci si aspettava molta propaganda per questo evento che ha visto riunirsi  a Cochabamba circa 15.000 persone provenienti da ogni angolo del mondo (nonostante le ceneri del Eyjafjallajokull che volavano su una buona fetta dell’Europa abbiano impedito a molti europei ed africani di raggiungere la Bolivia).

Eccezionalmente, in questo paese dove ancora una buona fetta della popolazione vive sotto la soglia della povertà, ci si è ritrovati a discutere fra persone di diverso colore e idioma, sulle cause del cambio climatico, sugli effetti, sulle necessarie e urgenti misure da adottare per rallentare questo fenomeno. L’incontro non è stato certo facile, soprattutto per le differenze culturali e linguistiche in ballo, eppure vedere questa gente boliviana, contadini molti, parlare senza sentimento di inferiorità alcuno davanti a scienziati, pensatori, leader di movimenti, cittadini comuni di altri paesi, ha quasi dell’incredibile, soprattutto se si pensa che fino a qualche decennio fa qui regnava ancora la schiavitù!!

Sicuramente certe accuse al capitalismo e ai paesi “ricchi” sono certo impopolari, e non mi aspettavo che l’eco dell’evento si amplificasse alle latitudini europee, però la stampa e la televisione non hanno potuto soprassedere e  non riferire di quanto detto da Morales nel discorso di apertura, ossia che a mangiare polli arricchiti di ormoni si rischia di perdere la propria mascolinità, o che molti europei siano calvi per colpa dell’alimentazione transgenica. Purtroppo la caduta di stile è stata abbastanza pesante, soprattutto considerando lo scenario internazionale davanti al quale stava parlando, anche se, e non per giustificarlo, la platea era in quel momento composta soprattutto da quei contadini di cui si parlava prima, e forse il presidente stava solo tentando di “educare” il popolo boliviano, ormai abituato più a bere coca-cola che chicha (tipica bevanda alcolica boliviana). Non nascondo che, certe polarizzazioni demagogiche poi le si può osservare quando il gringo (qualsiasi europeo o nord-americano) viene visto come pericoloso e colonizzatore, quando la divergenza di opinione viene vissuta come manipolazione. Fatto è che questa gente, dopo secoli di sfruttamento, inizia ad essere orgogliosa degli abiti che porta o dell’idioma che parla, non nascondo lo sguardo e vogliono essere ben attenti a non farsi fregare. Questo grazie anche al processo iniziato dal governo Morales e, se i tempi ancora non sono maturi per un discorso equilibrato che sappia anche prendere in considerazione le proprie colpe o i diversi punti di vista, ricordiamo che il processo ha bisogno di tempo. Di tempo certo non ne hanno perso, alcuni giornalisti, a cercare di diffamare la persona come anche l’idea che stava rappresentando, e questo atteggiamento mi sembra ancora peggiore e molto più subdolo di quello controcorrente di questa gente ormai stufa di essere presa per i fondelli.

-> guarda le foto del Incontro mondiale dei popoli per il cambio climatico


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