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	<title>diarioboliviano &#187; Articoli</title>
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	<description>- due volontari a Sucre</description>
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		<title>La guerra dell&#8217;acqua: una lezione politica boliviana per il mondo intero.</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 23:12:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia Bolivia]]></category>
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		<description><![CDATA[Un video (in italiano) sulla recente storia boliviana ed una lezione politica alquanto attuale per i nostri amici italiani: la cosidetta &#8220;guerra dell&#8217;acqua&#8221;, ossia la sommossa popolare che si fece a Cochabamba fra gennaio e aprile del 2000, per rivendicare i diritti d&#8217;accesso a questo bene pubblico. Buona visione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un video (in italiano) sulla recente storia boliviana ed una lezione politica alquanto attuale per i nostri amici italiani: la cosidetta &#8220;guerra dell&#8217;acqua&#8221;, ossia la sommossa popolare che si fece a Cochabamba fra gennaio e aprile del 2000, per rivendicare i diritti d&#8217;accesso a questo bene pubblico.</p>
<p>Buona visione.</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/RnwY2vVlb4o&amp;hl=es_ES&amp;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/RnwY2vVlb4o&amp;hl=es_ES&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Bolivia, fra passato e nuove opportunità.</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 12:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Bolivia]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Storia Bolivia]]></category>

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		<description><![CDATA[Articolo scritto per  www.ilbernina.ch La Bolivia ha la seconda riserva di gas naturale del Sud America. La produzione nazionale di petrolio raggiunge invece, secondo le statistiche nazionali purtroppo non sempre aggiornate, i 40&#8217;000 barili al giorno. Si calcola che attualmente la Bolivia stia sfruttando solo il 4% delle sue risorse idrocarburifere. Queste ricchezze si sommano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="il condor andino schiaccerà l'aquila imperialista." href="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/DSC_0079_058x.jpg" onclick="return TrackClick('http%3A%2F%2Fwww.diarioboliviano.org%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2010%2F06%2FDSC_0079_058x.jpg','il+condor+andino+schiaccer%C3%A0+l')" rel="lightbox[640]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-643" title="il condor andino schiaccerà l'aquila imperialista." src="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/DSC_0079_058x-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Articolo scritto per  <a href="http://www.ilbernina.ch/article.php3?id_article=9234" onclick="return TrackClick('http%3A%2F%2Fwww.ilbernina.ch%2Farticle.php3%3Fid_article%3D9234','')" onclick="return TrackClick('http%3A%2F%2Fwww.ilbernina.ch%2Farticle.php3%3Fid_article%3D9234','www.ilbernina.ch')">www.ilbernina.ch</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ilbernina.ch/article.php3?id_article=9234" onclick="return TrackClick('http%3A%2F%2Fwww.ilbernina.ch%2Farticle.php3%3Fid_article%3D9234','')" onclick="return TrackClick('http%3A%2F%2Fwww.ilbernina.ch%2Farticle.php3%3Fid_article%3D9234','www.ilbernina.ch')"></a>La Bolivia ha la seconda riserva di gas naturale del Sud America. La produzione nazionale di petrolio raggiunge invece, secondo le statistiche nazionali purtroppo non sempre aggiornate, i 40&#8217;000 barili al giorno. Si calcola che attualmente la Bolivia stia sfruttando solo il 4% delle sue risorse idrocarburifere. Queste ricchezze si sommano alle altre ingenti risorse minerali presenti nel paese: soprattutto oro, stagno, argento e altri minerali. Il paese, inoltre, ha il più grande giacimento di litio a livello mondiale, nel Salar de Uyuni, la cui estrazione dovrebbe iniziare a breve (e per mano di un&#8217;impresa cilena!). Nel 2007 tutta l&#8217;industria estrattiva ha contribuito con circa 6 miliardi di dollari al PIL boliviano. Malgrado tutte queste ricchezze la Bolivia, dopo Haiti, resta il paese più povero del Sud-America, perché?</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Roberto Galeano, l&#8217;America Latina deve la sua povertà proprio alla ricchezza della sua terra, e lo stesso ragionamento potrebbe applicarsi anche ad altri paesi &#8220;sottosviluppati&#8221;, soprattutto africani. Galeano afferma che con la scoperta e la colonizzazione del nuovo continente, gli europei applicarono una spietata politica di sfruttamento in America Latina proprio perché questa regione era molto fertile e ricca di materie prime. Se paragoniamo la parallela storia delle colonie del Nord-America, che non offrivano un&#8217;economia alternativa e complementare a quella dei paesi europei, ossia non godevano delle stesse risorse dei cugini del Sud, possiamo spiegarci l&#8217;attuale radicale differenza sul piano dello sviluppo socio-economico di queste due regioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tipo di gestione coloniale applicata nelle regioni del Nord, che ai tempi offrivano solo terre e niente più, permise già durante il periodo coloniale di iniziare a sviluppare una classe imprenditoriale che avrebbe poi dati lo slancio allo sviluppo dell&#8217;economia nazionale.</p>
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<p style="text-align: justify;">La presenza di queste ricchezze in America Latina richiedeva invece, secondo la visione coloniale, una politica di sfruttamento diretto ed una forma di assoggettamento spietato, per non correre il rischio che le colonie potessero ribellarsi. La maggior parte delle colonie dell&#8217;America del Sud ottennero l&#8217;indipendenza tra il 1810 ed il 1830 grazie alla spinta dei diretti discendenti dei colonizzatori, senza un&#8217;attiva partecipazione indigena. Proprio per la politica fino ad allora attuata, questa ristretta oligarchia non aveva ancora sviluppato una mentalità imprenditoriale, visto che nella maggior parte dei casi aveva semplicemente avuto un ruolo governativo-amministrativo, quindi continuarono ad attuare una politica di puro sfruttamento delle risorse umane e naturali anche dopo l&#8217;indipendenza, senza avvertire la necessità di curare l&#8217;economia interna stabilendo magari politiche protezioniste come stavano già facendo gli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">La crescita economica si basò semplicemente sulla vendita delle materie prime, o dei diritti di estrazione delle stesse, ai paesi industrializzati, i quali a loro volta gli rivendevano i prodotti trasformati con enormi ricavi. Le grosse transnazionali spalleggiarono con tutti i mezzi le politiche autoritarie della classe politica dominante e spesso attuarono scelte spietate pur di continuare a godere di lauti guadagni o estendere il loro campo di dominio economico. La Guerra del Chaco, una delle più sanguinose guerre della storia boliviana, combattuta fra il 1933 ed il 1935 contro il Paraguay, fu direttamente appoggiata e finanziata da due compagnie petrolifere: la Standar Oil coi boliviani, la Shell per il Paraguay. Lasciò sul campo quasi mezzo milione di boliviani e paraguaensi.</p>
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<p style="text-align: justify;">Attualmente la Bolivia sta attraversando una fase politicamente interessante. Per la prima volta nella sua storia un presidente indigeno, Evo Morales , guida il paese e lotta nel nome dell&#8217;emancipazione e dei diritti delle classi storicamente oppresse. Nonostante le contraddizioni e le critiche alla politica del governo, alcuni risultati iniziano a vedersi.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo la nazione ancora paga il prezzo di secoli di sfruttamento economico diretto o indiretto da parte di paesi o imprese straniere. Le politiche attuate fino a qualche anno fa, escludevano le masse popolari e indigene dalla partecipazione politica come dalla ridistribuzione delle ricchezze, lasciandole nella povertà e nell&#8217;ignoranza. Le rivendicazioni delle lotte popolari del 1952, ovvero eliminazione del latifondo e nazionalizzazione delle risorse, sono poi state cancellate dai continui colpi di stato e dai diversi governi che si sono succeduti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il paese, a mio parere, ancora non conta con una classe dirigente matura e preparata per gestire efficacemente il cambio. Il governo Morales, che gode del quasi totale consenso popolare, sta lottando per una maggiore distribuzione delle ricchezze, purtroppo non sempre con metodi efficaci e strategicamente produttivi. Il paese, per esempio, paga ancora il costo di un&#8217;industria interna quasi inesistente e poco fa per svilupparla: basta pensare che la Bolivia esporta il proprio gas in Brasile per poi, da questi, importarne i derivati, come le comuni bombole di gas.</p>
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<p style="text-align: justify;">In Bolivia, secondo le statistiche del 2007, il 60% della popolazione vive sotto la soglia di povertà e per il 37.7% la povertà è classificata come estrema. Eppure qualcosa sembra muoversi, se pensiamo che solo nel 2000 la povertà toccava il 66.4%. La Nuova Costituzione dello Stato Plurinazionale di Bolivia sancisce diritti prima inesistenti e propone una partecipazione diretta del popolo, tutto, nel controllo della gestione pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il paese vive una nuova alba politica alcune volte, però, viziata da una chiusura al dialogo con altri attori stranieri o interni che cercano di assumere posizioni critiche. Credo che il risentimento e i timori siano legittimi, ma lo sviluppo deve in qualche modo passare anche attraverso il dialogo e la cooperazione per superare gli ostacoli della storia e permettere, mi auguro, la formazione di un nuovo modello di sviluppo e gestione del paese.</p>
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		<title>Potosì, fra la storia e la miseria.</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 02:43:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Potosì è una città boliviana che sorge al centro-sud della nazione a circa 4000 mslm, è considerata una della città più alte del mondo. Conta attualmente con circa 130.000 abitanti. A vederla è una città triste: immersa in questo altipiano brullo, con  le sue case e strade spesso sporche e fatiscenti. Differentemente, nel centro ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Potosì è una città boliviana che sorge al centro-sud della nazione a circa 4000 mslm, è considerata una della città più alte del mondo. Conta attualmente con circa 130.000 abitanti.</p>
<p style="text-align: justify;">A vederla è una città triste: immersa in questo altipiano brullo, con  le sue case e strade spesso sporche e fatiscenti. Differentemente, nel centro ancora si possono osservare i pittoreschi edifici coloniali segno di un ricco passato ormai andato. Già perché Potosi, con il suo Cerro Rico, ha fatto la fortuna della Spagna e dell’Europa per tutto il XVI e XVII secolo, inondando il vecchio continente con tali quantità di argento che le casse spagnole dovevano frenare l’immissione sul mercato per evitare che il prezzo del prezioso metallo potesse inflazionarsi a tal punto da valere meno del ferro. In quell’epoca Potosì arrivò ad essere una delle città più popolate al mondo con più di 200.000 abitanti. Cervantes, nel “<em>Don Chisciotte</em>” usa un’espressione ancora oggigiorno conosciuta in Spagna, “vale un Potosì!”, per dire che vale una fortuna.</p>
<p style="text-align: justify;">La città fu fondata nel 1546 e si calcola che a quel tempo, sui pendii del Cerro Ricco, si poteva recuperare mezzo quintale di argento per ogni quintale di minerale, oggi a mala pena, nella zona più ricca, si estraggono 150-250 grammi ogni quintale. La montagna aveva tali risorse di argento, che agli inizi il minerale si poteva raccogliere semplicemente raschiando la superficie, oggigiorno il cono a cui somiglia sembra una forma di gruviera, scavata attraverso le circa 500 porte di miniera.</p>
<p style="text-align: justify;">Di tutta questa ricchezza quasi nulla è restato in Bolivia, solo restano le morti dei tanti minatori, prima schiavizzati e poi costretti a lavorare per salari da fame, che sono stati sfruttati per secoli. Per un certo periodo si cercò anche di far lavorare schiavi africani, ma questi non sopravvivevano a lungo a causa dell’altitudine e del freddo, per cui si continuò con lo sfruttamento sistematico dei popoli andini.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ricorda Galeano nel suo “<em>Le vene aperte dell’America Latina</em>”, l’uso delle foglie di coca, inizialmente tacciato dalla Chiesa come pratica eretica e per cui vietato, fu liberalizzato proprio per far fronte alle ingenti fatiche dei minatori schiavizzati nelle miniere di Potosì: masticare le foglie attutiva i sintomi della fame e della stanchezza, e la stessa Chiesa riceveva un’imposta su tutta la coca venduta.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggigiorno, a parte qualche impresa internazionale, la montagna è scavata da cooperative di minatori, gente che viene dalle campagne intorno per cercare di fare un po’ di fortuna. Si associano in cooperative e possono guadagnare in media 1500 bolivianos al mese, circa 200 dollari americani, quando le cose vanno bene!! Ancora oggi la <em>bola</em> (palla) di coca continua a rigonfiare le guance di queste persone che fanno dentro-fuori dai fianchi di questa montagna a più di 4000 mslm. Le pareti delle miniere sono tinte di sangue di lama, sacrificato per propiziare la fortuna e aggraziarsi la volontà dei demoni che abitano il sottosuolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mercato dei minatori la dinamite la si può comprare liberamente, assieme alle bottiglie di alcool puro e agli altri attrezzi necessari per il lavoro. Il cianuro, con altri prodotti tossici, viene usato per separare l’argento dai minerali a cui è legato. La silicosi e gli incidenti sul lavoro, abbassano l’aspettativa di vita dei quanti che lavorano nelle miniere a 40 anni!!</p>
<p style="text-align: justify;">Il solfato d’argento, che si ottiene dalla lavorazione del minerale estratto, viene poi venduto all’estero a prezzi irrisori, e ancora una volta la storia si ripete, la fortuna viene estratta dalla montagna per viaggiare verso altri luoghi!!!!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Guarda le <a href="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/immagini-2/potosi" onclick="return TrackClick('http%3A%2F%2Fwww.diarioboliviano.org%2Fwordpress%2Fimmagini-2%2Fpotosi','altre+foto')">altre foto</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="shutterset_" href="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/gallery/potosi/dsc_0009_97.jpg" onclick="return TrackClick('http%3A%2F%2Fwww.diarioboliviano.org%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fgallery%2Fpotosi%2Fdsc_0009_97.jpg','')" rel="lightbox[609]"><img class="ngg-singlepic ngg-left" src="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/gallery/potosi/thumbs/thumbs_dsc_0009_97.jpg" alt="el Cerro Rico" /></a><a class="shutterset_" href="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/gallery/potosi/dsc_0061_45.jpg" onclick="return TrackClick('http%3A%2F%2Fwww.diarioboliviano.org%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fgallery%2Fpotosi%2Fdsc_0061_45.jpg','')" rel="lightbox[609]"><img class="ngg-singlepic ngg-left" src="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/gallery/potosi/thumbs/thumbs_dsc_0061_45.jpg" alt="Potosì" /></a><a class="shutterset_" href="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/gallery/potosi/dsc_0066_40.jpg" onclick="return TrackClick('http%3A%2F%2Fwww.diarioboliviano.org%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fgallery%2Fpotosi%2Fdsc_0066_40.jpg','')" rel="lightbox[609]"><img class="ngg-singlepic ngg-left" src="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/gallery/potosi/thumbs/thumbs_dsc_0066_40.jpg" alt="sulla strada per il Cerro" /></a><a class="shutterset_" href="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/gallery/potosi/dsc_0078_28.jpg" onclick="return TrackClick('http%3A%2F%2Fwww.diarioboliviano.org%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fgallery%2Fpotosi%2Fdsc_0078_28.jpg','')" rel="lightbox[609]"><img class="ngg-singlepic ngg-none" src="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/gallery/potosi/thumbs/thumbs_dsc_0078_28.jpg" alt="all'uscita di una miniera" /></a></p>
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