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	<title>diarioboliviano &#187; Articoli</title>
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	<description>- due volontari a Sucre</description>
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		<title>Buen Vivir: un libro che merita.</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 22:35:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[notizie America Latina]]></category>

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		<description><![CDATA[Giuseppe De Marzo è economista, giornalista, attivista, scrittore oltre che essere uno dei fondatori dell’organizzazione “A Sud”. &#160; Le mie coordinatrici boliviane mi hanno regalato il suo ultimo lavoro: “Buen Vivir. Per una nuova democrazia della terra”. &#160; Già prima di aprire il pacco regalo, mi sono accorto che era un libro, e ho sussurato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="tratto da www.ediessonline.it" href="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/tratto-da-www.ediessonline.it_.jpg" onclick="return TrackClick('http%3A%2F%2Fwww.diarioboliviano.org%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2011%2F06%2Ftratto-da-www.ediessonline.it_.jpg','tratto+da+www.ediessonline.it')" rel="lightbox[893]"><img class="alignleft size-full wp-image-895" title="tratto da www.ediessonline.it" src="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/tratto-da-www.ediessonline.it_.jpg" onclick="return TrackClick('http%3A%2F%2Fwww.diarioboliviano.org%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2011%2F06%2Ftratto-da-www.ediessonline.it_.jpg','tratto+da+www.ediessonline.it')" alt="" width="201" height="300" /></a>Giuseppe De Marzo è economista, giornalista, attivista, scrittore oltre che essere uno dei fondatori dell’organizzazione “A Sud”.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Le mie coordinatrici boliviane mi hanno regalato il suo ultimo lavoro: “Buen Vivir. Per una nuova democrazia della terra”.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Già prima di aprire il pacco regalo, mi sono accorto che era un libro, e ho sussurato a Sara: “Spero che non sia un libro sul Buen Vivir!!!!”; ed invece si, ancora un altro! Poi ho visto che l’autore era un italiano e che la postfazione era di Gianni Minà e mi sono deciso a leggerlo.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Ho trovato questo lavoro davvero molto interessante in quanto non è semplicemente un libro su questa nuova-vecchia filosofia andina che spesso viene manipolata ed usata per scopi populistici e politici.</p>
<p style="text-align: justify;">De Marzo parte da alcune domande profonde e quanto mai attuali, per dimostrare coi fatti l’impraticabilità del modello superproduttivo e iper-consumista dettato dal capitalismo globalizzato e fagocitante, per arrivare a sostenere positivamente i nuovi modelli politici di democratica-participativa promossi dalle culture andine, come anche da alcuni movimenti europei.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Le domande sono semplici: esiste un’alternativa al modello capitalista? è realizzabile migliorare la vita di miliardi di persone tenute ai margini? si può coniugare l’economia con la difesa dell’ambiente? è possibile sperimentare un nuovo patto sociale e ripensare le forme della rappresentanza?</p>
<p style="text-align: justify;">Il cammino da cui inizia è l’analisi  dei meccanismi di accumulazione del capitale e di creazione del plusvalore del sistema capitalista nel mondo d’oggi, per dimostrare praticamente l’insostenibilità di questo modello che per raggiungere questi obiettivi deve fare incetta di capitale umano e non può evitare di saccheggiare in nostro ormai fragile ecosistema.</p>
<p style="text-align: justify;">La soluzione a questa situazione che ci sta portando su una strada senza ritorno (pensiamo solo al cambio climatico), lui la trova nella filosofia e nei modelli di funzionamento promossi da movimenti e comunità che ancora riescono a vivere una relazione diretta e profonda con il proprio territorio: le comunità andine, altri movimenti dell’America-Latina, ma anche movimenti italiani come i No-TAV, le associazioni per la salvaguardia del territorio, ecc. Questi movimenti, a suo parere, mostrano la volontà di non svendere le risorse ed i diritti della natura all’accumulazione del capitale (pensiamo all’ultimo referendum contro la privatizzazione dell’acqua), ed il loro funzionamento si basa su modelli di partecipazione equa ed orizzontale fra i loro membri, facendosi in questo modo anche portatori di un sistema politico “altro” e più rispettoso delle individualità, della comunità e delle risorse. È interessante vedere alcuni parallelismi fra movimenti “tutt’italiani” e quelle che sono le millenarie culture boliviane o ecuadoriane.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Penso che sia un libro davvero interessante e che possa farci capire che un altro percorso è possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto abbiamo solo questo pianeta e se tutti i cittadini del mondo volessero vivere “all’europea” non ci sarebbero né risorse né spazio per tutti!</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Buona lettura e saludos</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Bolivia si apre ai transgenici?</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 15:16:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[notizie America Latina]]></category>

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		<description><![CDATA[Fa riflettere la notizia che circola in questi giorni sulla probabile apertura alle coltivazioni transgeniche qui in Bolivia. Sembra alquanto contraddittorio, se non paradossale, che nella nazione che sta facendo della difesa dei diritti della Madre Terra la sua bandiera, i movimenti sociali (e il governo) possano approvare una misura tanto in controtendenza con quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_890" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="lightbox" title="tratta da www.larazon.com" href="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/Bolivia-da-derechos-ley-Pachamama_IECIMA20101211_0020_7.jpg" onclick="return TrackClick('http%3A%2F%2Fwww.diarioboliviano.org%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2011%2F06%2FBolivia-da-derechos-ley-Pachamama_IECIMA20101211_0020_7.jpg','tratta+da+www.larazon.com')" rel="lightbox[889]"><img class="size-medium wp-image-890" title="tratta da www.larazon.com" src="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/Bolivia-da-derechos-ley-Pachamama_IECIMA20101211_0020_7-300x168.jpg" alt="tratta da www.larazon.com" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">tratta da www.larazon.com</p></div>
<p>Fa riflettere la notizia che circola in questi giorni sulla probabile apertura alle coltivazioni transgeniche qui in Bolivia.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra alquanto contraddittorio, se non paradossale, che nella nazione che sta facendo della difesa dei diritti della Madre Terra la sua bandiera, i movimenti sociali (e il governo) possano approvare una misura tanto in controtendenza con quanto predicano.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo sembra che sia il governo, che si è pronunciato attraverso il suo ministro dell&#8217;autonomia, sia i diversi movimenti sociali che lo appoggiano e riuniti nell&#8217;Assemblea Legislativa stiano valutando l&#8217;approvazione della cosiddetta &#8220;Legge della rivoluzione produttiva agricola e dell&#8217;allevamento&#8221; che permetterà di  coltivare i campi boliviani con maiz prodotto attraverso semi geneticamente manipolati.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;articolo 255 della Nueva Costituzione dello Stato Plurinazionale di Bolivia vieta la produzione, l&#8217;importazione e la commercializzazione di organismi geneticamente modificati e/o elementi tossici che danneggino la salute e l&#8217;ambiente. Oltretutto nel dicembre dello scorso anno si approvò una legge che sancisce i diritti della Pachamama, la Madre Terra, considerandola come sacra e dandole statuto di cittadinanza alla pari di qualsiasi altra persona. Senza dimenticare gli interessi commerciali e le politiche delle multinazionali del transgenico a cui il governo si è sempre opposto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non possiamo quindi che restare increduli di fronte a questa notizia e sperare nella lungimiranza del governo e dell&#8217;Assemblea Legislativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo vi allego una lettera aperta inviata al Presidente Evo Morales da parte di diverse organizzazioni latinoamericane e non. Purtroppo la lettera è in spagnolo.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Carta abierta al Presidente Evo Morales sobre la apertura a los transgénicos en Bolivia</h2>
<p style="text-align: justify;">Nos dirigimos a Ud. con honda  preocupación por la posible apertura  de su país a los cultivos  transgénicos y por tanto, a la gravísima  dependencia de las  transnacionales que los controlan.﻿</p>
<div id="txtnachricht">
<p style="text-align: justify;">Los movimientos sociales en su país han  alertado de la próxima  consideración en la Asamblea Legislativa de la  llamada “Ley de  Revolución Productiva Comunitaria Agropecuaria”. Hemos  visto con alarma  las recientes declaraciones del Ministro de Autonomías,  Carlos Romero  Bonifaz, a favor de dicha apertura y el entusiasmo que  los sectores  agroindustriales ligados a intereses transnacionales  manifiestan  abiertamente por estos hechos.</p>
<p style="text-align: justify;">No entendemos esta medida, que aparece como algo profundamente   contradictorio, ya que Ud. mismo ha manifestado repetidas veces su   crítica a estos cultivos y ese es el espíritu de la nueva constitución.   En una coyuntura mundial, en su país y todos nuestros países, donde las   transnacionales avanzan para apoderarse de todas las fuentes de la   soberanía alimentaria, esta sería una medida suicida para el Estado   Plurinacional de Bolivia, y un golpe para todos y todas los que creemos   que es posible transitar un camino nuevo y justo con la gente y la  Madre  Tierra.</p>
<p style="text-align: justify;">Los organismos transgénicos tienen fuertes impactos a la salud y al   medioambiente, pero sobre todo, son la forma que han encontrado las   multinacionales de los agronegocios para impedir los derechos de los   campesinos e indígenas a sus semillas y apropiarse de las bases del   sustento de todos.</p>
<p style="text-align: justify;">Al contrario de la propaganda de las multinacionales, los   transgénicos producen menos que los cultivos híbridos convencionales por   unidad de área, y también menos alimento que los sistemas campesinos   biodiversos. Este dato de menores rendimientos ha sido demostrado por la   Union of Concerned Scientists (Unión de Científicos Preocupados) de   Estados Unidos, basados en el análisis de las cifras estadísticas   oficiales de 13 años de comercialización y 20 de experimentación, de   soya y maíz transgénico en Estados Unidos. (1) Ese país fue y sigue   siendo el principal productor mundial de transgénicos, por lo que son   cifras más reveladoras que cualquier otro estudio que presenten las   empresas.</p>
<p style="text-align: justify;">La única razón por la que los agricultores estadounidenses siguen   plantando transgénicos, es que ya no tienen otra opción, porque las   mismas seis transnacionales que controlan los transgénicos son también   las que venden las semillas convencionales y ya no ponen otras en los   mercados. Esto podría suceder en Bolivia.</p>
<p style="text-align: justify;">Sobre los impactos a la salud, la Asociación Americana de Medicina   Ambiental, luego de haber revisado numerosos estudios científicos,   emitió en 2009 una posición llamando “por la salud y la seguridad de los   consumidores” a establecer urgentemente una “moratoria a los alimentos   genéticamente modificados y la implementación inmediata de pruebas   independientes y de largo plazo sobre su seguridad”.</p>
<p style="text-align: justify;">Entre los efectos negativos en que dicha asociación médica basa su   posición pública, comprobados a partir de decenas de estudios en   animales, mencionan “riesgos serios”, como infertilidad, desregulación   inmune, envejecimiento acelerado, desregulación de genes asociados con   síntesis de colesterol y regulación de insulina, cambios en el hígado,   riñones, bazo y sistema gastrointestinal. Citan entre otros, un estudio   del 2008 con ratones alimentados con maíz transgénico Bt de Monsanto,   que vincula el consumo de maíz transgénico con infertilidad y   disminución de peso en animales, además de mostrar la alteración de   expresión de 400 genes. (2)</p>
<p style="text-align: justify;">Usted, como primer Presidente indígena del Estado Plurinacional de   Bolivia, y las potencialidades que su gobierno abrió, han sido una   esperanza para las organizaciones de la sociedad civil y los movimientos   sociales de la región y del mundo, para promover una gestión distinta   de las que nos somete el poder de las transnacionales y el capital. Sin   embargo, los transgénicos son una garantía de que esos poderes  avanzarán  en Bolivia, en contra de las economías campesinas, de la  salud de toda  la población y del Vivir Bien, al que ustedes nos han  convocado.</p>
<p style="text-align: justify;">Bolivia aprobó en enero del 2009 la nueva Constitución Política del   Estado Plurinacional que en su Artículo 255 determina que las relaciones   internacionales y la negociación, suscripción y ratificación de   tratados internacionales se regirán por el principio de “prohibición de   importación, producción y comercialización de organismos genéticamente   modificados y elementos tóxicos que dañen la salud y el medio  ambiente”,  velando por la seguridad y soberanía alimentaria de toda la  población.</p>
<p style="text-align: justify;">Sabemos que el Art. 409 de la Constitución señala que la producción,   importación y comercialización de transgénicos será regulada por ley.   Entendimos por sus declaraciones que esto se aplicaría a la soya   transgénica aprobada el 2005, antes de que usted asuma como Presidente y   que usted manifestó el compromiso con las organizaciones sociales, de   revertir esta injusta situación, recuperando el verdadero espíritu de  la  Asamblea Constituyente, que fue el rechazo a los transgénicos.</p>
<p style="text-align: justify;">Bolivia es un ejemplo mundial de biodiversidad agrícola y cultural y   es centro de origen y diversidad de muchos cultivos que han sido –y   siguen siendo– sustento de las civilizaciones, culturas y pueblos   sudamericanos y del mundo, legando a la alimentación de la humanidad   entre muchos otros, la papa, quinua, frejol, ajíes, pimientos, maníes y   una gran diversidad de maíces y raíces. Son riquezas que hasta el día  de  hoy son manejadas por las campesinas y campesinos bolivianos, que   continúan aportando a la soberanía alimentaria de su pueblo y del mundo.   Los transgénicos atentan contra esta riqueza que es esencial para   enfrentar la crisis alimentaria y climática del planeta.</p>
<p style="text-align: justify;">Nos alarma y sorprende que este proyecto de ley denominado   “Revolución Productiva Comunitaria Agropecuaria” abra entonces las   puertas del país a los transgénicos, pese a que entendemos que ha sido   cuestionado por muchas de sus propias organizaciones sociales, de   campesinos e indígenas. Esta apertura conllevará seguramente la   contaminación transgénica de las variedades campesinas de maíz, del que   Bolivia es centro de diversidad y es uno de los principales alimentos   campesinos e indígenas.</p>
<p style="text-align: justify;">También es enormemente preocupante la posibilidad de que éste sea el   marco para introducir otros transgénicos, como caña de azúcar, que   acelere la plantación industrial de agrocombustibles en la Amazonía   andina, con graves consecuencias sociales y ambientales. En ambos casos,   se trata de serias amenazas a la soberanía alimentaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Entendemos que su país y su pueblo tienen muchas necesidades, y   seguramente una de ellas es disponer de más alimentos y fibras. Sabemos   también que las organizaciones de campesinos e indígenas de su país   tienen muchas propuestas y opciones sin transgénicos, que si son   atendidas y apoyadas, generarán mucho mejores, más sanos y más justos   resultados, afirmando un ejemplo para el mundo, como un camino propio de   bienestar, que respeta a los pueblos, a la Madre Tierra, y que no   depende de las transnacionales.</p>
<p style="text-align: justify;">Confiamos en que su gobierno reflexione y corrija estos errores, por   la soberanía alimentaria y el cuidado y la defensa de la Madre Tierra.</p>
<p style="text-align: justify;">Quedamos a su disposición por cualquier información adicional que requiera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Notas:</strong></p>
<p>1. Failure to Yield, Evaluating the Performance of Genetically   Engineered Crops, Union for Concerned Scientists, March 2009, Estados   Unidos,   http://www.ucsusa.org/food_and_agriculture/science_and_impacts/science/failure-to-yield.html</p>
<p>2. American Academy of Environmental Medicine, Position on   Genetically Modified Foods, http://www.aaemonline.org/gmopost.html .   Versión en castellano:   http://www.biodiversidadla.org/Principal/Contenido/Noticias/Alimentos_geneticamente_modificados</p>
<p><strong>Firman:</strong></p>
<p>Alianza por la Biodiversidad en América Latina</p>
<p>Acción por la Biodiversidad, Argentina</p>
<p>Acción Ecológica, Ecuador</p>
<p>Centro Ecológico, Brasil</p>
<p>Grain, internacional</p>
<p>Grupo ETC, internacional</p>
<p>Grupo Semillas, Colombia</p>
<p>Red de coordinación en Biodiversidad, Costa Rica</p>
<p>REDES-AT, Uruguay</p>
<p>Foro Boliviano sobre Medioambiente y Desarrollo (FOBOMADE) Bolivia</p>
<p>Adolfo Perez Esquivel</p>
<p>Maristella Svampa</p>
<p>Elizabeth Bravo, COORDINADORA RED POR UNA AMÉRICA LATINA LIBRE DE TRANSGÉNICOS – RALLT</p>
<p>Chee Yoke Ling, Director Third World Network</p>
<p>Nathalia Bonilla Cueva, INSTITUTO DE ESTUDIOS ECOLOGISTAS DEL TERCER MUNDO, Quito-Ecuador</p>
<p>Claudio Calapucha, KICHWA DE LA AMAZONIA ECUATORIANA</p>
<p>Helga Corvers, Ciudadana belga, preocupada por la Soberanía Alimentaria de todos los pueblos</p>
<p>JuanMa González y María Carrascosa, RED DE SEMILLAS “RESEMBRANDO E INTERCAMBIANDO” Sevilla – España</p>
<p>François Diaz Maurin, Universitat Autónoma de Barcelona</p>
<p>Diocles Antonio Zambrano, DEFENSOR DE DERECHOS HUMANOS OFICINA DE DERECHO AMBIENTAL ORELLANA – ECUADOR</p>
<p>Octavio Sanchez Escoto, Coordinador nacional Asociacion Nacional de Fomento a la Agricultura Ecológica ANAFAE HONDURAS</p>
<p>Roberto Gortaire A., REPRESENTANTE DE LOS Y LAS CONSUMIDORES   CONFERENCIA PLURINACIONAL E INTERCULTURAL DE SOBERANÍA ALIMENTARIA DEL   ECUADOR</p>
<p>Liliane Spendeler, Directora ambiental AMIGOS DE LA TIERRA ESPAÑA</p>
<p>Ana Rodriguez de la Iglesia, Presidenta de la asociación: RED DE SEMILLAS DE CANTABRIA</p>
<p>Carlos A. Vicente, Acción por la Biodiversidad Buenos Aires – Argentina</p>
<p>Adolfo Maldonado, Representante Legal Clínica Ambiental Proyecto de Reparación Socioambiental Ecuador</p>
<p>Gabriel Soler, Cátedra Libre de Soberanía Alimentaria de la UNLP-Universidad Nacional de La Plata-Argentina</p>
<p>Blanca Rodríguez Ruiz, Profesora de Derecho Constitucional de la Universidad de Sevilla. Socia de Greenpeace España</p>
<p>Sebastián Cerrejón Pérez, Facultad de Derecho. Sección de Informática</p>
<p>Antonio Viñas, Educador. Universidad Rural Paulo Freire Serranía de Ronda. España</p>
<p>Judith Aisa Garbayo, Tècnic de Promoció, A.E. i D.R. Consell Insular de Menorca Economia i Medi Ambient</p>
<p>Million Belay, Director MELCA – Ethiopia Board executive, the African Biodiversity Network</p>
<p>Addis Ababa, Ethiopia</p>
<p>Marta Barreira Sevillano, ONGD Centro de Iniciativas para la Cooperación – Batá Area de Cooperación Internacional al Desarrollo</p>
<p>Laura Calvet Mir, Investigadora y PhD candidata Instituto de Ciencia y Tecnologia Ambiental Universidad Autónoma de Barcelona</p>
<p>Beatriz Ermelinda Weimann, “Asamblea de Vecinos Autoconvocados de Siera de la Ventana” Buenos Aires – Argentina</p>
<p>Centro Ecologista Renacer, Villa Constitución- Santa Fe</p>
<p>CONAMURI Montevideo Nº 1420 e/ Milano y Sicilia Asunción – Paraguay</p>
<p>M. Isabel Loza Rivera, Herbario Nacional de Bolivia</p>
<p>John Cunnington, Director and Senior Consultant – Development Alternatives</p>
<p>Sintija Graudina-Bombiza, Friends of the Earth Latvia</p>
<p>Mauricio García Alvarez, Coordinador Semillas de Identidad Colombia</p>
<p>Maximilien Guêze, PhD candidate ICTA – Universidad Autónoma de Barcelona</p>
<p>Marie-Pierre Smets, UNV- Asociada de programa ONU Mujeres</p>
<p>Serapio Laje Liberio, Miembro de La Red de Ecologistas Populares</p>
<p>Anahit Aharonian, Ingeniera Agrónoma – Uruguay</p>
<p>Ana Abascal Ortega</p>
<p>Carlos A. Vicente, Responsable de información para América Latina – GRAIN Salta – Argentina</p>
<p>Marcos Paz, GRAIN Buenos Aires</p>
<p>Plataforma Andalucía Libre de Transgénicos – PALT Guadalupe   Rivadeneira N., CONSORCIO COMUNITARIO DE JUNTAS DE AGUA PROVINCIA DE   SANTA ELENA-ECUADOR</p>
<p>Karen W. Rothschild, Union paysanne, Québec, Canadá</p>
<p>Vicente Álvarez Orozco, Delegado para América del Sur Centro de Iniciativas de Cooperación BATÁ</p>
<p>Iván Fernández Castillo, Articulador Municipal UC -CNAPE La Paz – Bolivia</p>
<p>Alexandra Almeida, Acción Ecológica Ecuador</p>
<p>Alberto Barandiarán, Consultor e Investigador en Políticas y Legislación Ambiental y Social Lima, Perú</p>
<p>Fernanda Olmedo</p>
<p>Stefano Battain, Country Representative CVM/APA Tanzania</p>
<p>Marco Antonio Velázquez Navarrete, Secretario Técnico Red Mexicana de Acción frente al Libre Comercio – RMALC</p>
<p>Godard Colonia Guadalupe Victoria</p>
<p>Linda Incardine USA</p>
<p>ÁngelIbarra, Carolina Amaya, UnidadEcológicaSalvadoreña, El Salvador</p>
<p>Jeanneth Villarroel H, Quito-Ecuador Proyecto Municipio Sostenible</p>
<p>Julio Cabezas Giménez, Productor de la Cooperativa Zapallo Verde</p>
<p>Wilmer Romero, Guayaquil – Ecuador</p>
<p>Gabriela Ruales y Pascale Laso, Ecuador</p>
<p>Cruz Félez García, España.</p>
<p>Pablo Cardoso, Artista plástico</p>
<p>Laura García Varela, Alvaro Barros, Eliana S. González, Inmaculada Jimenez Morell, Alejo Montoya Saab</p>
<p>Ana Lucía Bravo, Quito-Ecuador</p>
<p>Fernanda Jara. C., Berta Iglesias Varela, Mauro Fernández, Aruna Rodrigues</p>
<p>JeannethVillarroel H, Quito-Ecuador Proyecto Municipio Sostenible</p>
<p>Jorge Vannoni, CIPOLLETTI-ARGENTINA</p>
<p>Jose Ramón Alonso Gutiérrez, Bilbao, País Vasco, Estado Español</p>
<p>Sunray Harvesters, M.P. India</p>
<p>Nick Meyer, Nohelia Jimenez</p>
<p>Luiz Claudio Pupe de Miranda. Brasil Rai</p>
<p>Jonathan Matthews Norwich</p>
<p>Akiko Frid Kvarngatan 8, Sweden</p>
<p>Aruna Rodrigues, Sunray Harvesters, Bungalow 69</p>
<p>Mhow – 453441 M.P. India</p>
<p>Verenice Benitez, Dr P J Romilly</p>
<p>Andrea Eguren Abascal</p>
<p>Marisa Bilder, Argentina</p>
<p>Dra. Chellis Glendinning, Calle Ecuador 342 Cochabamba</p>
<p>Justina Pinkeviciute, COLOMBIA</p>
<p>Karangathi Njoroge Molo, Kenya</p>
<p>MARIA ALEJANDRA AMAYA VILLAMIZAR, Colombia.</p>
<p>Len Aldis, Belém do Pará – Brasil</p>
<p>Eduardo Aguero Coto, Asociacio Ecologia Social AESO COSTA RICA.</p>
<p>Declan Doyle, Dublin, Ireland</p>
<p>Luis Gonzalez, Barcelona España</p>
<p>João Paulo Forte, Geógrafo Físico, Physical Geographer, MSc</p>
<p>Daniel Young, Uruguay</p>
<p>Marta M. Mejía Castañer, San Juan, Puerto Rico</p>
<p>Rocio Bastidas, Ecuador</p>
<p>Tessa Burrington, UK</p>
<p>Amanda Weaver, Alcoa, TN, USA</p>
<p>Anthony Jackson, Scotland</p>
<p>José María De la Paz Calatrava, Córdoba (España)</p>
<p>Octávio Lima, Portugal</p>
<p>María José Valenzuela y Erika Loritz, Argentina</p>
<p>Claudio Cattaneo, Doctor en Ciencias Ambientales</p>
<p>Melissa Moreano, Fundación Numashir, Ecuador</p>
<p>Jose Luis García Garzón, Alba Olivares, Medrano Seferino Niola Peña, Gentiana Susaj, Maria Eugenia Reyes Zambrano</p>
<p>Miki Rodriguez García, Jefferson Mecham, Paolo Cocito, Marianina   Athiel, Santiago Gonzaga, Bruno Castro, Raquel Robla Carretero, Maria   Julia Jimenez, Galo Acebes</p>
<p>Vicente Martínez, Quito, Ecuador</p>
<p>Lic. María Florencia Gentil, Juan Martín Ramirez, Sabrina Candepay,   Fenando José Llobel Bisbal, Fausto G. Guzmán, Alessandro Meluni,   Aranzazu García Borrego, Nela Taborga</p>
<p>Oriana Rainho Brasil, Armindo Silveira, Graham Lingley, Sarah Foley</p>
<p>Elvira Gutierrez, Laurent Badji, Cristina Rodriguez, Pau Serrano,   Michael Ekaette, Ken Taylor, Natashia Moraes Barbosa, Andy   Thewoodwright, Pablo Campaña, Javier Valda, Claudio Vizia, María José   Bazán Estrada, Steve Lanini,</p>
<p>Alex Santausana, Liesha Hanekroot, Shady Heredia, Dianne James, kaori   Nakatani, INYAKU Tomoya, Oscar Anaya, Angel M. Legasa, Antonia Uchoa,   Carlos Monge, Paula Castello.</p>
<p>Laura Morales, Madeleine Love Member of MADGE Australia</p>
<p>Anna Gomar, Patricia Dale London, UK.</p>
<p>Eduardo Aguilera, María Cecilia Fernández</p>
<p>Penn Vallsy, California, USA</p>
<p>Jane Atchison, Coordinadora Estatal de Solidaridad con Cuba-Madrid</p>
<p>M-P Baudin-Maurin, Gloria Pérez</p>
<p>Doug Foreman, Austin, Texas</p>
<p>Clara Vallejos, Mo Moshiri, Claudi Milan, Kevin Coleman, Christian J. Salmon, Margaret Cross, Caryn L. Cowin</p>
<p>Myriam Ermonval, Paris – France</p>
<p>Chris Keefe, Outreach Coordinator, Non-GMO Project</p>
<p>Frederic Jacquemart, Martha Mertens, Germany</p>
<p>Thomas Curran, Douglas Duetting, Hollanda</p>
<p>Simgton Lay, Pamela Drew, Rachel Gertrude Johnson, Paula D. Brennecke, Bonham, TX, USA</p>
<p>Glenn Ashton, Secretary SAFEAGE South Africa</p>
<p>Aruna Rodrigues, Sunray Harvesters, M.P. India</p>
<p>Siti Maimunah, Jakarta, Indonesia</p>
<p>MichaelFarrelly, ProgrammeOfficer – Climate Change and Gender Tanzania Organic Agriculture Movement</p>
<p>Anthony Jackson</p>
<p>Richard Fairbanks Teri</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Bolivia, nuove manovre economiche del governo.</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 19:46:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
		<category><![CDATA[notizie America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[OBRN]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni ha fatto notizia il cosiddetto “gasolinazo” voluto dal governo Morales, ovvero l’aumento vertiginoso del prezzo del carburante in Bolivia. Vediamo innanzitutto i fatti, ossia gli aumenti relativi ad ogni tipo di carburante: Tipo di carburante Prezzo anteriore Prezzo attuale Aumento (%) Benzina Special 3,74 6,47 72,99 Benzina Premium 4,79 7,51 56,78 Carburante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="20101231_9123" href="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/12/20101231_9123.jpg" onclick="return TrackClick('http%3A%2F%2Fwww.diarioboliviano.org%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2010%2F12%2F20101231_9123.jpg','20101231_9123')" onclick="return TrackClick('http%3A%2F%2Fwww.diarioboliviano.org%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2010%2F12%2F20101231_9123.jpg','20101231_9123')" rel="lightbox[782]"></a>In questi giorni ha fatto notizia il cosiddetto “gasolinazo” voluto dal governo Morales, ovvero l’aumento vertiginoso del prezzo del carburante in Bolivia.</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo innanzitutto i fatti, ossia gli aumenti relativi ad ogni tipo di carburante:</p>
<table style="text-align: justify;" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong>Tipo di carburante</strong></td>
<td valign="top"><strong>Prezzo anteriore</strong></td>
<td valign="top"><strong>Prezzo attuale</strong></td>
<td valign="top"><strong>Aumento (%)</strong></td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Benzina Special</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">3,74</p>
</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">6,47</p>
</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">72,99</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Benzina Premium</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">4,79</p>
</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">7,51</p>
</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">56,78</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Carburante Aerei</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">4,57</p>
</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">7,29</p>
</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">59,51</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Cherosene</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">2,72</p>
</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">5,30</p>
</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">94,85</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Carburante Avio-Jet</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">2,77</p>
</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">5,50</p>
</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">98,55</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Diesel</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">3,72</p>
</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">6,80</p>
</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">82,79</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Benzina Agricola</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">2,55</p>
</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">4,97</p>
</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">94,90</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">Olio lubrificante</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">2,78</p>
</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">5,42</p>
</td>
<td valign="top">
<p style="text-align: center;">94,96</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;">Bisogna premettere che la Bolivia, essendo un paese produttore di idrocarburi, ha quasi sempre avuto un prezzo “sociale” per l’acquisto di carburanti. In particolare l’attuale prezzo, congelato dal 2006 dopo la nuova legge sugli idrocarburi dell’attuale governo, fino alla nuova decisione resa pubblica questo 26 dicembre, era possibile grazie a due manovre fondamentali: il congelamento del prezzo a barile, fissato a 27$, pagato dal governo alle imprese estrattive che lavorano in Bolivia; il finanziamento di circa 350 milioni di dollari l’anno che il governo poneva soprattutto per mantenere basso il prezzo del diesel importato dal Venezuela (ricordiamo che la Bolivia, pur essendo ricca di giacimenti, non possiede petrolio pesante, quello necessario per la raffinazione del diesel).</p>
<p style="text-align: justify;">Queste due misure hanno permesso di mantenere congelati i prezzi dei carburanti per tutto questo periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nelle comunicazioni ufficiali del governo la nuova decisione viene giustificata per tre motivi principali: lotta al contrabbando, bisogno di aumentare il prezzo al barile pagato alle transnazionali, possibilità di investire il risparmio ottenuto in sostegno diretto all’economia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il contrabbando</strong> -  il prezzo agevolato e fuori dalla logica di mercato attuata nei paesi limitrofi, dove il prezzo dei carburanti è circa 3 volte maggiore, costituisce certamente una grossa attrattiva per il contrabbando. Il governo calcola che negli ultimi anni circa il 25-30% del carburante sia finito all’estero, nonostante l’aumento dei controlli alle frontiere (il paese ha circa 7.000 chilometri di frontiere da controllare, inoltre si sa che quello dell’esercito è uno dei settori con più alto grado di corruzione). Sembra quindi una decisione alquanto logica, in questo senso, il disincentivare il contrabbando attraverso l’aumento dei prezzi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Aumentare il costo del barile a 57$</strong> &#8211; l’attuale costo di 27,11$ al barile, pagato dal governo alle imprese petrolifere che lavorano in Bolivia, era stato fissato dal precedente governo Mesa. Questa misura, unita alla successiva legge del governo Morales che ha elevato le tasse alle imprese dal 18% al 51%, ha reso poco attrattivo lo sfruttamento petrolifero in Bolivia (teniamo in considerazione anche il fatto che attualmente il prezzo del petrolio a livello mondiale è di circa 91$ al barile). Il risultato di questi anni è stato che non ci sono state esplorazioni per scoprire nuovi giacimenti, se non che i pochi nuovi pozzi perforati sono ubicati nelle o a ridosso delle zone già precedentemente sfruttate.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno studio terminato qualche settimana ha stimato che le riserve dei giacimenti attualmente sfruttati ammontino a circa nove anni d’autonomia, e questo ha colto sia il governo che la popolazione di sorpresa, in quanto studi precedenti davano una proiezione di 25-30 anni. Tutto questo, credo, ha messo in allarme il governo e richiesto la necessità di correre ai ripari, aumentando il prezzo del barile per incentivare le imprese ad investire in nuove esplorazioni, tenuto anche in conto che attualmente sembra si stia lavorando in un 5% delle zone potenzialmente produttive, quindi ci sono ampie possibilità di sviluppo. C’è però dire che, grazie ai proventi delle imposte sugli idrocarburi, l’impresa idrocarburifera nazionale, YPFB, avrebbe dovuto farsi carico delle nuove espolazioni, ma sembra, o per mancanza di competenze o per una mala amministrazione dei capitali, non abbia saputo raggiungere i risultati attesi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Investire diversamente il risparmio generato</strong> &#8211; si calcola che negli ultimi 5 anni il governo abbia speso, per mantenere tali i prezzi dei carburanti, circa 1.500 milioni di dollari (a questi si aggiungono i costi per i circa 1.800 militari dislocati lungo le frontiere). Secondo le analisi, questi benefici hanno giovato soprattutto al contrabbando, come detto sopra, e ai ceti medio-alti, ottenendo un basso impatto sulle fasce più deboli che non possiedono né auto né macchine agricole.  Il governo dice che con questi soldi risparmiati ha già pronto un piano per creare 10.000 nuovi posti di lavoro, convertire a GNV (gas naturale per veicoli) circa 80.000 veicoli (e in questo modo ridurre anche l’impatto ambientale dei tanti vecchi veicoli in circolazione), incentivare diverse imprese. Questo tipo di decisioni rientra, a mio parere, nella necessità di uscire da una politica “da rendita” che caratterizza tanti paesi ricchi di materie prime, dove si cerca di ridistribuire le risorse economiche in un certo grado, ma senza una politica e delle strategie atte a diversificare l’economia e renderla meno dipendente dall’industria estrattiva. La Bolivia è un esempio ben evidente di questo tipo di nazione, dove finora il benessere di una ristretta cerchia si è basato appunto sulla ricchezza del sottosuolo, vivendo di “rendita”, non sostenendo scelte imprenditoriali atte a diversificare l’economia e mantenendo i più in uno stato di povertà. Purtroppo, non credo che le soluzioni possano giungere così a breve termine, in quanto la diversificazione delle forme di produzione necessità di tempi più lunghi, mentre nel breve periodo chi potrà pagare le conseguenze dell’aumento dei costi saranno soprattutto le fasce meno svantaggiate.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Un’altra decisione presa dal governo qualche settimana fa, riguarda il prezzo di cambio col dollaro statunitense. Il governo, giocando anche qui con un fondo di compensazione, aveva mantenuto negli ultimi anni un cambio abbastanza fisso, oscillante fra 7.07 e 7.09 boliviani per dollaro. Qualche settimana fa la decisione di iniziare ad abbassare il cambio, giustificando la decisione come una manovra disincentivare le esportazioni e permettere una maggiore e migliore circolazione interna dei prodotti. Attualmente il cambio è a 6.99 e questo non ha giovato certamente ai tanti risparmiatori che da sempre preferiscono la sicurezza del dollaro statunitense rispetto all’altalenante moneta nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In qualche modo, ma forse questa è una mia opinione un po’ azzardata, mi sembra che il governo abbia deciso di dare un impulso decisivo all’economia nazionale e cercare di mettersi al passo con le nazioni limitrofe: optando per favorire il mercato interno, investendo nella creazione di nuovi posti di lavoro, incentivando lo sviluppo dell’industria estrattiva, al fine di portare il costo della vita, e quindi il potere d’acquisto dei boliviani, almeno alla pari dei suoi vicini. In questo senso, mi sembra che quella del 26 dicembre sia la sterzata decisiva data all’economia nazionale per cambiar rotta in questa direzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Le opinioni delle diverse fazioni sono contrastanti, ma soprattutto quello che si può vedere in giro è la tanta paura della gente comune per la naturale impennata dei prezzi che, purtroppo, già stiamo osservando: i taxi hanno raddoppiato le tariffe, i bus pubblici le hanno aumentate dell’80%, alcuni prodotti alimentari già hanno avuto un rincaro del 100%. La paura, come appunto dicevo prima, è soprattutto che chi ne pagherà le conseguenze saranno le fasce più deboli e senza capacità di risparmio, in quanto non potranno arginare l’improvviso aumento del costo di vita. Il governo sta cercando di attuare anche delle misure correttive, ha infatti bloccato il costo dei servizi (acqua, luce, gas e qui vale la pena ricordare che l’aumento è solo per i derivati del petrolio non del gas) e creato dei punti di approvvigionamento di merce a prezzi “giusti”, soprattutto farina, riso, zucchero, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ci auguriamo che queste misure possano avere dei risultati positivi per tutti, quasi sicuramente però i bilanci potranno farsi nel medio-lungo periodo. Speriamo solo che nel frattempo speculazioni e/o errori di calcolo non ricadano soprattutto sulle fasce più povere di questa popolazione.</p>
<div><a title="20101231_9123" href="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/12/20101231_9123.jpg" onclick="return TrackClick('http%3A%2F%2Fwww.diarioboliviano.org%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2010%2F12%2F20101231_9123.jpg','20101231_9123')" onclick="return TrackClick('http%3A%2F%2Fwww.diarioboliviano.org%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2010%2F12%2F20101231_9123.jpg','20101231_9123')" rel="lightbox[782]"><img title="20101231_9123" src="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/12/20101231_9123-300x253.jpg" alt="" width="300" height="253" /></a></div>
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