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	<title>diarioboliviano &#187; Articoli</title>
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	<description>- due volontari a Sucre</description>
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		<title>La lezione del giorno</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 01:54:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
		<category><![CDATA[Ceadl]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Bolivia]]></category>
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		<description><![CDATA[Recita una massima: “Che io abbia la forza per accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio per cambiare quelle che posso e soprattutto la saggezza per distinguere fra le due”1. Questa è una delle lezioni che sto cercando di apprendere in questo, spesso, convulso contesto boliviano, dove a volte la realtà supera la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<div id="attachment_870" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="lightbox" title="Pachamama - tratta da http://en.wikipedia.org/wiki/Pachamama" onclick="return TrackClick('Pachamama+-+tratta+da+http%3A%2F%2Fen.wikipedia.org%2Fwiki%2FPachamama','http%3A%2F%2Fwww.diarioboliviano.org%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2011%2F05%2FPachamama.gif')" href="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/Pachamama.gif" rel="lightbox[868]"><img class="size-thumbnail wp-image-870" title="Pachamama - tratta da http://en.wikipedia.org/wiki/Pachamama" onclick="return TrackClick('Pachamama+-+tratta+da+http%3A%2F%2Fen.wikipedia.org%2Fwiki%2FPachamama','http%3A%2F%2Fwww.diarioboliviano.org%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2011%2F05%2FPachamama.gif')" src="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/Pachamama-150x150.gif" alt="Pachamama - tratta da http://en.wikipedia.org/wiki/Pachamama" onclick="return TrackClick('Pachamama+-+tratta+da+http%3A%2F%2Fen.wikipedia.org%2Fwiki%2FPachamama','http%3A%2F%2Fwww.diarioboliviano.org%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2011%2F05%2FPachamama.gif')" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Pachamama - tratta da http://en.wikipedia.org/wiki/Pachamama</p></div>
<p>Recita una massima: “Che io abbia la forza per accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio per cambiare quelle che posso e soprattutto la saggezza per distinguere fra le due”<sup>1</sup>.</p>
</div>
<p style="text-align: justify;">Questa è una delle lezioni che sto cercando di apprendere in questo, spesso, convulso contesto boliviano, dove a volte la realtà supera la fantasia, almeno quella di un comune europeo, e sopravalica le possibilità individuali di intervenire per cambiare un po’ le cose.</p>
<p style="text-align: justify;">Da metà marzo dovevo iniziare con la seconda versione del “Corso di disegno e valutazione di progetti sociali”, presso il Corso di laurea in Sociologia (leggi <a href="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/piccoli-successi-e-nuove-decisioni.html" onclick="return TrackClick('http%3A%2F%2Fwww.diarioboliviano.org%2Fwordpress%2Fpiccoli-successi-e-nuove-decisioni.html','qui')">qui</a> per la precedente versione, per l’attuale vi rimando al prossimo articolo). La data era stata fissata in questo periodo perché l’inizio dell’anno accademico era previsto per metà febbraio e avevamo valutato che sarebbe stato meglio prendere un po&#8217; di tempo per la necessaria pubblicità e le relative iscrizioni. Purtroppo il carnevale, caduto quest’anno a inizi marzo, ha “automaticamente” fatto slittare l’inizio delle lezioni a conclusione della festività. Automaticamente, perché i boliviani, noti &#8220;maniaci&#8221; del carnevale (tanto da subire, in passato, diverse invasioni straniere proprio in questo periodo), hanno automaticamente spostato la data al dopo, in quanto era inutile iniziare qualcosa per poi subito interromperla! Dopo il carnevale i vertici dell’università hanno iniziato un tira e molla al fine di destituire il coordinatore di sociologia, per cui le cose si sono bloccate per un’altro mese, prima che venisse nominato un nuovo coordinatore. Quindi è venuta la contestazione universitaria contro il Governo, che voleva centralizzarne la gestione a scapito dell’autonomia. Indi è entrata in sciopero la COB (Central Obrera Boliviana) che ha paralizzato per un paio di settimane tutta la nazione. Poi c’è stata la Pasqua. Nel frattempo, essendo stato tutto bloccato, ancora non si erano nominati e contratti i docenti. Fatto è che le lezioni, per lo meno a Sociologia, sono iniziate solo da 3 settimane!!</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Spero possiate scusare il salsicciotto linguistico, ma faccio fatica a trovare una forma più agile per descrivere i tumultuosi fatti che si sono succeduti, e ancora più difficile da descrivere è forse il sentimento di impotenza che ho vissuto in questa lunga attesa, avendo anche un limite di tempo per terminare il corso stesso, dettato dalla data fissata per il nostro rientro definitivo in Svizzera a fine luglio!</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine ho dovuto accettare che ci sono delle cose che non si possono cambiare facilmente, quindi era meglio assumere lo stoico e tipico atteggiamento boliviano e prendersela “con filosofia”, aspettando che gli eventi facessero il loro corso. I miei amici boliviani mi dicevano “<em>no reniegas</em>” (traducibile come <em>non lamentarti</em>) e mi ripetevano, per l&#8217;ennesima volta, che qui le cose vanno così è c’è poco da fare, solo accettarla come una delle tante cose che non si possono cambiare.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine ho seguito i loro consigli e ho imparato che qui spesso la realtà è un subbuglio e non si può far altro che accettare le cose così come stanno: rimandare per settimane un’attività per uno sciopero, fermarsi a metà strada in un viaggio per un blocco alla circolazione di qualche gruppo che rivendica qualcosa, restare senza farina per settimane perché si è rotto il camion del rifornitore o è franata la sola strada di collegamento, aspettare tre mesi prima che le contingenze permettano iniziare un corso all&#8217;università!</p>
<p style="text-align: justify;">È la Bolivia e c’è poco da fare&#8230;.o forse tanto!</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Saludos</p>
<p style="text-align: justify;"><sup>1</sup> <em>Sull’eventuale autore di questa massima, si trovano diverse e poco precise indicazioni nel Net (fate una ricerca in google), fatto è che ancora non sembra si sia chiarito il dilemma. Anche per quel che riguarda l’esatta dicitura le versioni sono diverse: alcune la riportano come una preghiera (es. Dio dammi&#8230;.), altri la coniugano in prima o seconda persona: io preferisco quella in prima persona perché penso che coraggio, forza e saggezza siano essenzialmente qualità che bisogna sviluppare individualmente (e non possano essere regalate da terzi).</em></p>
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		<title>La Bolivia e gli scioperi.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 15:37:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
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		<category><![CDATA[Cultura Bolivia]]></category>
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		<description><![CDATA[In questi giorni, in Bolivia, si assiste all’ennesimo sciopero: blocco delle attività, blocchi alla circolazione stradale, manifestazioni, ecc. Questa volta a manifestare il loro dissenso sono essenzialmente due categorie: gli autisti dei mezzi pubblici e le università (ma domani si aggiungeranno anche i sindacati operai). I primi manifestano perchè vogliono aumentare le tariffe dei trasporti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_845" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="lightbox" title="tratto da: http://www.correodelsur.com" onclick="return TrackClick('tratto+da%3A+http%3A%2F%2Fwww.correodelsur.com','http%3A%2F%2Fwww.diarioboliviano.org%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2011%2F03%2F0318.jpg')" href="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/0318.jpg" rel="lightbox[843]"><img class="size-medium wp-image-845" title="tratto da: http://www.correodelsur.com" onclick="return TrackClick('tratto+da%3A+http%3A%2F%2Fwww.correodelsur.com','http%3A%2F%2Fwww.diarioboliviano.org%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2011%2F03%2F0318.jpg')" src="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/0318-300x251.jpg" alt="tratto da: http://www.correodelsur.com" onclick="return TrackClick('tratto+da%3A+http%3A%2F%2Fwww.correodelsur.com','http%3A%2F%2Fwww.diarioboliviano.org%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2011%2F03%2F0318.jpg')" width="300" height="251" /></a><p class="wp-caption-text">tratto da: http://www.correodelsur.com</p></div>
<p style="text-align: justify;">In questi giorni, in Bolivia, si assiste all’ennesimo sciopero: blocco delle attività, blocchi alla circolazione stradale, manifestazioni, ecc. Questa volta a manifestare il loro dissenso sono essenzialmente due categorie: gli autisti dei mezzi pubblici e le università (ma domani si aggiungeranno anche i sindacati operai).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">I primi manifestano perchè vogliono aumentare le tariffe dei trasporti pubblici per adeguare il loro guadagno all’aumento del costo della vita: in effetti il trasporto è pubblico, però i mezzi sono privati per cui il guadagno dei trasportisti è dato direttamente dal costo del biglietto.</p>
<p style="text-align: justify;">Le università invece protestano perchè il governo vuole privare le università della loro autonomia, centralizzandone la gestione.</p>
<p style="text-align: justify;">Aldilà delle legittimità o meno di tali posizioni, quello su cui vorrei riflettere è altro: l’alto livello di conflittività sociale in Bolivia e come questo si esprime.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto bisogna precisare che il conflitto, secondo diverse teorie che appoggio pienamente (o quasi), è la base del processo di cambio e, quindi, dello sviluppo. Normalmente in una democrazia il conflitto, visto come divergenza d’opinioni e di interessi, viene gestito nel luogo istituzionalmente e appositamente creato, ossia il Parlamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’accezione “negativa” del conflitto vuole che questo si definisca tale quando non si riesce a gestirlo istituzionalmente o attraverso mediazioni, per cui fuori esce dalle stanza del dibattito politico e si riversa in azioni che violano la legge e leniscono gli interessi, i diritti o le aspirazioni di terzi. In questa accezione rientrano azioni quali: scioperi, manifestazioni, marce, blocchi alla circolazione, quindi si parla di “conflitto sociale”. Considerando il conflitto in questo secondo significato in Bolivia, secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, dal 1982 al 2007 ce ne sono stati in media 3.441 all’anno. Sinceramente non sono riuscito a recuperare statistiche simili riguardanti altri paesi, però sono davvero tanti, considerato anche che viviamo in un paese con circa 9 milioni di abitanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo alcuni studi, le cause dei conflitti nelle nazioni in via di sviluppo sono ascrivibili ad alcuni fattori comuni, fra cui prevalgono 5 cause principali:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>disuguaglianza orizzontale, ossia la disuguaglianza economica e sociale fra differenti gruppi sociali o etnici;</li>
<li>l’alto grado di fragmentazione etnica, quindi l’esistenza di diverse etnie (e questo si collega ed alimenta il primo fattore considerato);</li>
<li>l’eccessiva concetrazione del potere, che in questo caso sarebbe la concentrazione del potere nelle mani di alcune classi etniche o sociali;</li>
<li>la debolezza dello Stato,  l’incapacità da parte di questo di legiferare equamente e far rispettare la legge in tutto il territorio e allo stesso modo per tutti;</li>
<li>per ultimo l’alto indice di dipendenza economica dalla industria estrattiva, ossia un’economia basata sull’estrazione e non sulla lavorazione delle risorse, il chè crea quella viene definita una politica “rentista” ossia fortemente dipendente dalle risorse naturali estratte e poco diversificata, con tutti i problemi correlati.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Non voglio in questo spazio approfondire l’analisi, però potete immaginare come questi fatto abbiano tutti un livello piuttosto alto in questo paese e questo fa aumentare notevolmente il rischio di conflitti sociali. Il punto però è che a questi fattori già di per sé con un livello preoccupante, bisogna aggiungere alcune caratteristiche socio-culturali: da una parte la “mentalità sindacale”, ossia la tendenza storica ad associarsi in categorie e far valere con la forza i propri diritti o idee; dall’altra la difficoltà culturale ad assumersi la colpa il ché porta facilmente a proiettare sull’altro le proprie responsabilità, per cui è l’altro che deve “riparare” al danno. Queste due caratteristiche alimentano fortemente le possibilità di conflitto.</p>
<p style="text-align: justify;">Con queste brevi considerazioni, tratte da un recente studio della Fondazione Boliviana per la Democrazia Multipartaria, non voglio dipingere negativamente questo fenomeno, ma approfittarne per riflettere su un aspetto che spesso qui non viene preso in considerazione: il danno ai terzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il danno a terzi è appunto il danno che ricevono persone non direttamente implicate nel conflitto. Dipendendo dalla modalità con cui il conflitto si manifesta i terzi, e i danni, possono variare sensibilmente. La forma più utilizzata in Boliva per manifestare il conflitto è lo sciopero associato al blocco della circolazione. Se lo sciopero già da sé arreca un danno a terzi, attraverso la sospensione di un servizio ad esempio, il blocco alla circolazione coinvolge quasi tutta la popolazione indistintamente. Per farvi un esempio, qualche mese fa ci fu uno sciopero generale nella città di Potosí, il blocco della circolazione che ne scaturí oltre a toccare direttamente tutta la popolazione della città che non poteva uscire o entrare, né ricevere merci, provocò disagi anche alla città di Sucre, collegata alle altre regioni attraverso questa città, lasciando praticamente vuoti gli scaffali delle merci per diversi giorni. Aldilà di questi effetti visibili e le difficoltà a portare avanti le attività quotidiane, questa modalità di risolvere i conflitti influisce direttamente sull’economia, in quanto il blocco della attività riesce a toccare la popolazione in generale e, quindi, l’economia globale delle regioni interessate. In una realtà con tante difficoltà economiche, questa tendenza non aiuta certo a migliorare la situazione, tutt’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa riflessione, maturata durante questo ennesimo sciopero, mi permette in qualche modo di ridimensionare le difficoltà personali che mi comporta, comparandole ai più ingenti danni provocati all’economia regionale (però di certo non mi rasserena!). Lo sciopero dei mezzi pubblici e il blocco delle attività universitarie stà direttamente toccando le attività che avevo pianificato, già soggette ai soliti endemici ritardi. Considerando che mancano pochi mesi alla fine del progetto, era necessario partire in fretta con le attività legate all’università: il secondo corso a Sociologia e un corso post-laurea in Disegno e valutazione di progetti sociali che stavano organizzando sempre con questo corso di laurea. Dopo tante difficoltà sembrava che si fosse pronti ad iniziare, poi è arrivato il carnevale con le sue lunghe vacanze (per contratto 2 giorni, in pratica però sono sempre più di 10, in quanto tutti si danno alla latitanza!), alla fine questi scioperi. Purtroppo questo sta mettendo a rischio soprattutto il corso post-laurea in quanto i mesi che restano sono davvero pochi e non sufficienti per poterlo portare a termine.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scenario socio-politico, con cui fare quotidianamente i conti e pianificare il lavoro, mi lascia ancora un po’ di rammarico e non posso affermare di averci fatto pienamente il callo. Però c’è poco da fare e non mi resta che aspettare che le cose si risolvano per vedere quello che si riesce a recuperare, al resto bisognerà, purtroppo, rinunciarvi!</p>
<p style="text-align: justify;">Saludos</p>
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		<title>Il “cacho” e la matematica nelle scuole elementari boliviane.</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 19:37:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Bolivia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il “cacho” è un contenitore, in genere di cuoio, che serve per giocare ai dadi. Il gioco dei dadi è abbastanza diffuso in America del Sud ed uno dei modi di giocare più praticati è una specie di poker (in Cile, ad esempio si chiama proprio poker), ossia si gioca con cinque dadi e bisogna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_816" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a class="lightbox" title="Cacho e dadi" href="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/128-e1298230279597.jpg" onclick="return TrackClick('http%3A%2F%2Fwww.diarioboliviano.org%2Fwordpress%2Fwp-content%2Fuploads%2F2011%2F02%2F128-e1298230279597.jpg','Cacho+e+dadi')" rel="lightbox[818]"><img class="size-medium wp-image-816" title="Cacho e dadi" src="http://www.diarioboliviano.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/128-e1298230279597-200x300.jpg" alt="Cacho e dadi" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Cacho e dadi</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il “cacho” è un contenitore, in genere di cuoio, che serve per giocare ai dadi. Il gioco dei dadi è abbastanza diffuso in America del Sud ed uno dei modi di giocare più praticati è una specie di poker (in Cile, ad esempio si chiama proprio poker), ossia si gioca con cinque dadi e bisogna cercare di fare coppia, tris, poker, eccetera, fino a riempire tutte le caselle di una griglia che serve per annotare i punti. In Bolivia, quando si parla di cacho si parla appunto di questa specie di poker giocato coi dadi. È un gioco diffuso in tutte le regioni e lo si pratica in genere nei pomeriggi o serate del fine settimana, bevendo birra o altri alcolici. Difatti le regole del gioco sono, in alcuni casi, legate al consumo di alcool: ad esempio quando si fanno cadere i dadi dal tavolo e si è costretti a bere il bicchiere tutto di un fiato.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è semplice spiegare tutte le regole del gioco in un breve articolo, anche perchè si basa su una strategia non solo dettata dalla sorte, ma anche da alcune regole matematiche e calcoli di probabilità di cui bisogna tener conto. Di certo, però, il gioco non è considerato un esercizio matematico se non una maniera di passare il tempo mentre si consumano alcolici: proporre a qualcuno di andare a giocare al cacho, significa proporgli di andare a bere!</p>
<p style="text-align: justify;">Per questa ragione ha fatto scalpore la notizia riportata giovedì scorso dai quotidiani di istituzionalizzare il gioco come metodologia per insegnare la matematica nelle scuole elementari. Sembra che sia soltanto una proposta dell’attuale governo, ma si è quasi certi che verrà approvata molto presto, visto che già la stanno sperimentando da tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Pedagocicamente penso che sia una interessante strategia per poter agevolare alcuni esercizi matematici, ma da qui ad istituzionalizzarla sembra davvero un passo eccessivo. I miei colleghi in ufficio erano attoniti e non hanno di certo fatto commenti positivi sulla notizia. Non posso certo dargli torto, visto che l’alcool è un problema serio qui in Bolivia e istituzionalizzare una simile metodologia, con tutte le abitudini culturali che si porta dietro, non è certo una manovra molto lungimirante. Secondo il ministero dell’istruzione i risultati degli esperimenti sono sorprendenti, i dubbi che sorgono sono se lo saranno anche gli effetti a lungo termine, magari si potrà esorcizzare un gioco nazionale sicuramente coinvolgente ma anche stigmatizzato per l’alto uso di alcool? Ai posteri l’ardua sentenza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Saludos</p>
]]></content:encoded>
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