È dal 15 agosto che un gruppo di rappresentanti delle popolazioni indigene del TIPNIS sta marciando dalla zona tropicale verso l’altopiano, più precisamente verso i 3.600 metri di La Paz, la capitale boliviana. Una marcia, in territorio boliviano, non è qualcosa di simbolico, di semplice. Già ci sono stati dei morti, per le vari complicazioni che il viaggio in questa terra a volte estrema comporta.
Questa gente, circa 1500 fra donne, uomini, bambini, sono soprattutto gente del Territorio Indigeno e Parco Naturale di Isiboro Securé (TIPNIS), ai quali man mano si stanno unendo simpatizzanti e altre persone che appoggiano la causa che questi difendono. Quello che chiedono è che il governo Morales faccia marcia indietro e bocci il decreto con il quale si pretende di tagliare in due il parco grazie alla costruzione di un’autostrada, arrecando un danno mostruoso all’ecosistema e alle comunità indigene che lo abitano.
Sembra strano però è vero che il governo della Pacha-Mama, quello che ha organizzato l’incontro mondiale per il cambio climatico un anno fa a Cochabamba (vedi qui), non voglia sentire le rivendicazioni di chi difende il proprio territorio e il suo ecosistema e, invece, vada avanti con questa decisione, a detta dei nostri tanti amici boliviani, scellerata. Non si capisce se dietro la volontà di distruggere il delicato equilibrio di questa unica e preziosa nicchia ecologica ci siano semplicemente gli interessi dei cocaleros (che se ne avvantaggerebbero ottenendo una strada a scorrimento veloce per lo smercio dei loro prodotti), le richieste delle multinazionali del petrolio (che hanno constatato l’enorme ricchezza presente nel sottosuolo e a cui l’autostrada aprirebbe lo sfruttamento), o magari di entrambi. Fatto è che sembra una contraddizione paradossale quella che vede il governo “indigeno”, “ambientalista”, “solidale”, “del popolo”, ecc. non prendere affatto in considerazione le richieste che questa gente avanza ormai da mesi e che la maggioranza dei boliviani sembra appoggiare.
Noi ci sentiamo in dovere di mostrare questa situazione di cui purtroppo i mezzi di informazione europei non parlano e chiedervi di appoggiare la causa delle popolazioni del TIPNIS, firmando questa petizione.
Saludos (o ormai bisogna dire “saluti”, visto che siamo rientrati in Europa??)

