SUCRE

Wednesday, February 8, 6:10 am

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No TIPNIS

È dal 15 agosto che un gruppo di rappresentanti delle popolazioni indigene del TIPNIS sta marciando dalla zona tropicale verso l’altopiano, più precisamente verso i 3.600 metri di La Paz, la capitale boliviana. Una marcia, in territorio boliviano, non è qualcosa di simbolico, di semplice. Già ci sono stati dei morti, per le vari complicazioni che il viaggio in questa terra a volte estrema comporta.

Questa gente, circa 1500 fra donne, uomini, bambini, sono soprattutto gente del Territorio Indigeno e Parco Naturale di Isiboro Securé (TIPNIS), ai quali man mano si stanno unendo simpatizzanti e altre persone che appoggiano la causa che questi difendono. Quello che chiedono è che il governo Morales faccia marcia indietro e bocci il decreto con il quale si pretende di tagliare in due il parco grazie alla costruzione di un’autostrada, arrecando un danno mostruoso all’ecosistema e alle comunità indigene che lo abitano.

Sembra strano però è vero che il governo della Pacha-Mama, quello che ha organizzato l’incontro mondiale per il cambio climatico un anno fa a Cochabamba (vedi qui), non voglia sentire le rivendicazioni di chi difende il proprio territorio e il suo ecosistema e, invece, vada avanti con questa decisione, a detta dei nostri tanti amici boliviani, scellerata. Non si capisce se dietro la volontà di distruggere il delicato equilibrio di questa unica e preziosa nicchia ecologica ci siano semplicemente gli interessi dei cocaleros (che se ne avvantaggerebbero ottenendo una strada a scorrimento veloce per lo smercio dei loro prodotti), le richieste delle multinazionali del petrolio (che hanno constatato l’enorme ricchezza presente nel sottosuolo e a cui l’autostrada aprirebbe lo sfruttamento), o magari di entrambi. Fatto è che sembra una contraddizione paradossale quella che vede il governo “indigeno”, “ambientalista”, “solidale”, “del popolo”, ecc. non prendere affatto in considerazione le richieste che questa gente avanza ormai da mesi e che la maggioranza dei boliviani sembra appoggiare.

 

Noi ci sentiamo in dovere di mostrare questa situazione di cui purtroppo i mezzi di informazione europei non parlano e chiedervi di appoggiare la causa delle popolazioni del TIPNIS, firmando questa petizione.

 

 

 

Saludos (o ormai bisogna dire “saluti”, visto che siamo rientrati in Europa??)

 

Donne e Bolivia: successi e insuccessi

Traduzione del testo di Roxana Sélum Yabeta, scrittrice del dipartimento di Beni, tratto da Le Monde Diplomatique

Consiglio dei ministri, visione di genere, Evo e Alvaro

Dal momento in cui Evo Morales assunse il potere nel 2006 si é parlato moto del movimento delle donne e delle rivendicazioni di genere; in piú di un momento si è arrivati ad avere il 50% di donne nel consiglio dei ministri e molte di esse si sono rallegrate per il fatto che il “presidente indigeno” le prendesse in considerazione.

È meglio però procedere per passi e parlare dei successi e degli insuccessi.

  1. Il presidente Morales ha delle buone intenzioni nei confronti delle donne, ha cercato di creare un consiglio dei ministri paritario e ha valorizzato la donna “de pollera” (la donna che porta l’abito tradizionale) negli incarichi dello Stato. Cosa che nessuno precedentemente aveva fatto. Però a nulla valgono questi fatti quando non c’é la volontà politica affinché le politiche di genere siano una realtà concreta in Bolivia. Le donne ministre di Morales non avevano una visione di genere e neppure l’interesse ad appoggiare politiche di uguaglianza e pari opportunitá.
  2. Il Vice Ministero di Uguaglianza e Pari Opportunità dipende dal Ministero di Giustizia ed ha perso la gerarchia che precedentemente aveva guadagnato in 18 anni di “Genere” nello Stato. Invece di essere un Vice Ministero della Donna si è convertito in una semplice Soprintendenza ed è stato fuso ad altre Soprintendenze come quella Generazionale e delle Persone Differentemente Abili, malgrado che la  questione di genere non dovrebbe essere considerata come una minoria vulnerabile. Amén
  3. La cosa piú grave é constatare che il vicepresidente Alvaro García Linera si è espresso in più occasioni affermando che le donne avrebbero avuto la loro parte e il loro co-governo quando le loro lotte sarebbero state simili alle rivendicazioni degli indigeni, dimenticandosi che in tutte le guerre, come in quella dell’acqua, nel frebbraio e nell’ottobre nero e nella sconfitta al neoliberismo, le donne furono al fronte della battaglia così come lo furono gli uomini.

 

Traduzione del testo di Betty Tejada Soruco, tratto da Le Monde Diplomatique

Uno Stato con l’anima femminile

1952: diritto di voto e prima funzione pubblica per una donna (alle Poste)

1997: legge dei partiti politici: 30% di spazi elettorali per le donne

2005-2011: oltre ad utilizzare un linguaggio non discriminatorio e non sessista, la Nuova Costituzione Politica dello Stato trasversalizza i diritti fondamentali della donna, politici, sociali, civili, ambientali, di dignità, non violenza, lavoro, maternità, famiglia e viene riconosciuto il lavoro domestico.

Il concetto “alternanza” é un’altra innovazione nel governo di Evo Morales adottato nella composizione di tutti gli organi dello Stato; oltre alla volontá politica effettiva del presidente nel creare il suo consiglio ministeriale con il 50% di donne ministre.

Attualmente molte donne occupano importanti cariche decisionali. Ora dobbiamo cotruire uno Stato con un’anima femminile. Ogni spazio di potere che viene occupato deve essere un nuovo potere con valori e principi di vita e per la vita. Questa é la decade delle piú gravi crisi mondiali: alimentari, energetiche, ambientali, di narcotraffico e corruzione. In Bolivia dobbiamo assumerci la responsabilitá di cercare soluzioni locali.

La tierra es Nuestra

Vi posto un video realizzato da ACSUR- Las Segovias Valencia

Questo video ci invita a riflettere sui costi ambientali e sociali relazionati al nostro modo di vivere.
A volte dimentichiamo (o forse semplicemente non ce lo chiediamo o non lo vogliamo sapere) da dove arrivano le risorse che ci permettono di vivere la nostra quotidianità e a quale prezzo.

Una denuncia all’ipocrisia con la quale le risorse che il nostro pianeta ci offre, vengono saccheggiate nel nome del “progresso” (o più semplicemente del profitto) con la complicità dei potenti e senza che venga presa la minima precauzione per far si che la qualità di vita di un popolo non significhi povertà e distruzione per altri.

Un invito ad una vita più consapevole e sobria.

Un invito ad una gestione più attenta ed equa delle limitate risorse della Madre Tierra.

Saludos